In una notte buia e tempestosa, i due illustri poeti inglesi Lord Byron e Percy Bysshe Shelley si annoiano a Villa Diodati sul lago di Ginevra, in compagnia di John Polidori, medico di Byron, e di Mary Wollstonecraft Godwin, moglie di Shelley.
È l’estate del 1816 e Byron lancia una sfida: vediamo chi inventa la storia più paurosa.
Frankenstein o il moderno Prometeo nasce così, da un sogno a occhi aperti dell’unica donna presente, vincitrice all’unanimità.
Victor Frankenstein è uno scienziato divorato da un’ambizione sfrenata, ossessionato dall’idea di dare vita alla morte. Assemblando pezzi di cadaveri ci riesce, The Creature emette un grugnito e gli tende la mano, ma è talmente mostruosa da far scappare il suo artefice che l’abbandona al suo destino...
Farà parecchi danni.
Non che sia cattiva d’animo, però tutti sono terrorizzati dal suo aspetto e la cacciano via.
I temi li conosciamo: i limiti della scienza e la paura del diverso, ma ci piace interpretare la storia anche come una sottile rivendicazione femminista. Le donne nel romanzo sono praticamente assenti, a parte Margaret, la docile e compassionevole sorella del narratore, in un ruolo totalmente passivo: è la destinataria delle sue lettere. Fine.
Visto cosa succede a lasciare il mondo in mano a uomini ambiziosi ed egocentrici?
E per di più sovvertendo leggi naturali come la procreazione, l’unico potere che gli uomini non hanno? Non dimentichiamo che Mary era figlia di una saggista antesignana della liberazione femminile, autrice del libro La rivendicazione dei diritti delle donne.
Guillermo Del Toro ama i mostri e i misteri. Una storia come Frankenstein è nettare per un visionario come lui. Intanto complimenti per aver scelto un sex symbol come Jacob Elordi nei panni di The Creature.
P.S. Quella stessa notte buia e tempestosa, il medico di Byron scrisse un racconto incentrato su un vampiro che ispirò il ben noto Bram Stoker e il suo Dracula. Insomma, 2-0 per gli outsider. Ma quanto ci saranno rimasti male i due giganti della letteratura inglese?