Ci ha lasciato poco di sé, eppure la sua è stata una vita straordinaria. Appena tre lungometraggi, due brevi documentari e alcuni frammenti, per un totale di 163 minuti in tutto: questo è ciò che resta della filmografia di Elvira Notari, la prima regista italiana.
Protagonista dell’età d’oro del muto napoletano, Elvira Notari realizzò circa 60 lungometraggi che, intrecciando cultura popolare e uno sguardo autentico sulla vita della città, conquistarono il pubblico da Napoli alle Little Italy degli Stati Uniti. Con l’avvento del sonoro, e colpita dalla censura fascista, abbandonò il cinema nel 1930. La sua opera cadde nel silenzio e gran parte dei suoi film andò perduta. La sua vita, però, rimane in parte un enigma anche per il fatto che – cosa non così comune all'inizio del XX secolo –, non ha lasciato lettere né diari, e poche sono le fotografie che la ritraggono. Tuttavia la sua opera è oggi al centro di un rinnovato interesse, dopo decenni di oblio.
Notari, sceneggiatrice e regista del cinema muto napoletano, è infatti stata riscoperta, sul finire degli anni Settanta, dalla critica femminista quale prima donna dietro la macchina da presa nella storia del cinema italiano (e non solo). Poi, in tempi più recenti, le è stato dedicato il libro La film di Elvira (film, traduzione di pellicola, si declinava al femminile nei primi anni del cinema muto) di Paolo Speranza e Licio Esposito, opera che nel 2016 ha segnato il primo passo di una riscoperta storicamente accurata del personaggio, al quale ha fatto seguito l’innovativo convegno-retrospettiva Transito, svoltosi a Francoforte, che ha indagato il cinema popolare napoletano con filologici accompagnamenti musicali dal vivo e uno studio culturalmente aggiornato del lavoro di questa donna. Sono anche usciti ben due romanzi su di lei, rispettivamente di Emanuele Coen (La figlia del Vesuvio. La donna che ha inventato il cinema, Sem, 2023) e di Flavia Amabile (Elvira, Einaudi, 2022). Oggi, a 150 anni dalla nascita, Elvira torna al centro della scena grazie a il documentario di Valerio Ciriaci, Elvira Notari. Oltre il silenzio, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia nella sezione Venezia Classici – Documentari sul Cinema: un'opera che restituisce il ritratto vivo e articolato di una pioniera del cinema che torna a risuonare nel presente.
L'appassionante storia di Elvira Notari
Attiva dagli anni Dieci del XX secolo, per un ventennio con la sua Dora film Elvira gestisce insieme con la sua famiglia una delle «case di produzione» del cinema popolare partenopeo: il marito Nicola a fare il cameraman e un po’ il manager, e il figlio Eduardo come attore (le figlie Dora e Maria, invece non le fa lavorare nel cinema, anche se chiama Dora la casa di produzione). Ha un diploma di maestra e viene da una famiglia piccolo-borghese, ama leggere e a quel tempo rivaleggia con Matilde Serao nello spazio della comunicazione popolare, particolarmente vivace a Napoli.
Durante la guerra di Libia Elvira Notari avvia la regia di film di finzione e tra le sue prime pellicole c’è La guerra italoturca degli scugnizzi napoletani, in cui lei riprese dal vero due bande di ragazzini che simulano il conflitto prendendosi a sassate ai Ponti Rossi, ispirata dall'aver assistito a uno scontro tra bande rivali. La letteratura popolare tratta da Mastriani e Carolina Invernizio e dai racconti a puntate pubblicati dal giornale Roma, costituisce la sua fonte di ispirazione che si sviluppa in storie talvolta truculente con nani e lampionai omicidi, infanticidi, femminicidi, (oggi diremmo che Notari era attratta, se non ossessionata, dal true crime) ambientati nei bassi e nei vicoli, a presentare un’immagine della città plebea, ben lontana dalla metropoli del Grand Tour. Emozioni, passioni, dramma e la musica suonata dal vivo creano la sceneggiata cinematografica napoletana prima ancora che nasca in teatro. Notari utilizzava infatti "canzoni di giacca" (chiamate così perché nelle riviste e nei varietà teatrali i cantanti specializzati in questo repertorio si presentavano vestiti impeccabilmente con giacca, cravatta, cappello, secondo tutti i dettami della moda maschile dell'epoca) che raccontavano vicende di miseria e marginalità, con il guappo detto ‘o malamente e l’nfama, la donna dai facili amori, vittima di coltellate fatali: personaggi bell’e pronti per storie che appassionavano il pubblico, non solo popolare e non solo al Sud. Era un cinema non tanto diverso nel racconto dai corti americani e dai feuilleton francesi; l’esotismo napoletano e la musica facevano la differenza. I suoi film sbancarono i botteghini oltreoceano, mentre venivano bloccati dalla censura fascista che ne ha oscurato la memoria.
Elvira Notari. Oltre il silenzio, il documentario di Valerio Ciraci presentato alla Mostra del Cinema di Venezia
Racconta il regista Valerio Ciriaci, a proposito del documentario in scena a Venezia: “Ho incontrato la storia di Elvira Notari qualche anno fa a New York, mentre completavo un documentario su un impresario italiano emigrato negli Stati Uniti e sul pubblico di connazionali che affollava le sale cinematografiche americane di inizio Novecento. Tra le pellicole più richieste dalla comunità italoamericana spiccavano le produzioni del cinema muto napoletano, in particolare quelle della Dora Film, una piccola società a gestione familiare diretta proprio da Elvira Notari. I suoi film-sceneggiata, con il loro linguaggio diretto e radicato nella cultura popolare, tenevano testa ai kolossal delle grandi case di produzione torinesi e romane. Affascinato da questa figura, ho iniziato a scavare più a fondo. Ma più approfondivo, più il suo fascino cresceva, paradossalmente alimentato dalla sua elusività: della prima regista italiana restavano solo una fotografia, tre film sopravvissuti e poche testimonianze dirette. Mi colpì come fosse stata relegata ai margini, prima dal regime fascista che ne censurò i film, poi dalla storiografia ufficiale che ne ignorò il contributo, fino a quando, a partire dagli anni ’70, studiosi come Giuliana Bruno, Vittorio Martinelli e Mario Franco ne hanno riportato alla luce l’importanza.
Le mie ricerche mi hanno condotto a Napoli dove, nel 2023, è avvenuto l’incontro decisivo con la produttrice Antonella Di Nocera, che da tempo desiderava realizzare un film su Elvira per restituirle il giusto valore. Da quel momento, il progetto ha preso forma lungo l’asse Napoli-New York, coinvolgendo le principali cineteche italiane e statunitensi alla ricerca dei frammenti mancanti della vita e dell’opera della regista.
Durante le riprese, abbiamo compreso che il nostro interesse per Elvira faceva parte di un fenomeno più ampio: numerose artiste stavano riscoprendo la sua eredità attraverso molteplici forme espressive, dal romanzo storico alla fotografia, dalla musica ai laboratori di ricamo collettivo. A poco a poco, il progetto si è trasformato, includendo queste voci contemporanee che vedono in Elvira una figura capace di stimolare nuove narrazioni. Le lacune della sua biografia, anziché un limite, sono diventate possibilità creative, occasioni per esplorare ciò che resta fuori dai documenti e dalle cronache ufficiali. Attorno alla figura della regista si è formata una vera comunità, unita dalla passione per il suo lavoro e dalla sua riscoperta collettiva. Da fantasma ai margini della storia del cinema, Elvira è riemersa come una presenza viva che trascende i confini del cinema muto. Il nostro film vuole essere un catalizzatore di queste energie: un invito a riscoprire Elvira e a esplorare come la forza di una memoria condivisa possa non solo trasformare la percezione del passato, ma anche generare nuove possibilità espressive”.