A due metri è una locuzione che oggi ci riguarda e ci ferisce. Ma è una pratica che ci fa bene e ci sta insegnando tanto. "Che siamo tutti uguali, che siamo fragili e che siamo dei piccoli esseri. Crediamo di essere invincibili ma non lo siamo", ci ha spiegato Claudia Gerini. A due metri è anche il titolo di un progetto fotografico di cui ci siamo innamorati a prima vista. Una perfetta sintesi visuale e logistica di ciò che è stato il lockdown per molti di noi: il tanto, troppo spesso snobbato, focolare domestico. La routine dei mesi appena passati ha ispirato la realizzazione di una galleria di ritratti dei protagonisti di questa quarantena, ovvero quelle persone che hanno intrattenuto noi tutti tramite la loro arte sui social media: attori di film e di serie tv, registi, fumettisti e youtuber. La fotografa Erica Fava ha saputo cogliere l'attimo e in pieno lockdown ha varcato la soglia delle case romane di 20 talent e, nel rispetto delle distanze di sicurezza, ha chiesto di mostrarle un angolo di casa in cui i personaggi si sentissero più a loro agio, fotografandoli nella maniera più naturale possibile, negli spazi e con gli abiti che contraddistinguono la loro quotidianità lontano dai riflettori. Tosca D'Aquino è una di questi ed ecco cosa ci ha raccontato.

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In tempi di lockdown noi di Elle abbiamo lanciato un hashtag #ripartiamodaqui per capire quali fossero gli umori e quali le volontà di ripartenza dopo un’esperienza così totalizzante. Tu da cosa, chi o perché RIPARTI?
Noi attori siamo una delle categorie più maltrattate, per noi non è una ripartenza ma un affacciarsi di nuovo alla vita. Adesso dovrei ripartire con la fiction che stavo girando per Rai1 I bastardi di Pizzofalcone. Ma la vera ripartenza potrebbe essere il giorno in cui diranno: “è fatta, torna tutto come prima”.

Lo showbiz, come la moda, è un mondo fatto di incontri, come ti immagini il tuo lavoro nell’era post-Covid?
Dovremo girare con grandissime difficoltà: non si possono girare scene d’amore, non si possono girare scene di colluttazione, tutte deve essere sempre sanificato. Per fortuna sono napoletana e sono una inguaribile ottimista e come diceva Eduardo: "A’ da passa la nottata”. La nottata sta per passare ma da quest’incubo ancora non siamo usciti. Ho un figlio che fa la Bocconi di Milano che è tornato a casa, fa gli esami online, anche a lui è cambiato tutto. È una ripartenza col cuore pieno di speranza ma intorno a me vedo molte macerie. Intorno a noi vedo macchinisti, costumisti, tanti addetti ai lavori e molti sul lastrico. Noi viviamo con quello che guadagniamo, è stata una situazione disastrosa, sotto tutti i punti di vista.

Cosa ti ha lasciato questa pandemia?
Non mi ha lasciato, io non sento ancora la sensazione di esserne uscita. Intanto queste immagini terribili dei carri funebri, dei morti. Noi siamo fortunati perché stiamo a Roma e io di più visto che ho la fortuna di non conoscere nessuno che ha perso un caro.

Come hai trascorso le giornate di lockdown?
Lo shock è stato fortissimo per me, si sentivano le notizie agghiaccianti mentre io stavo ancora in giro col teatro Sistina, riuscivamo ancora a lavorare. Ci trovavamo a Teramo, con un testo di teatro allegro, comico, il teatro gremito che rideva. Prima di andare in scena l'amministratore ci ha dato la triste notizia. Io recitavo ed ero sospesa, abbiamo fatto con le lacrime i bagagli e siamo tornati a Roma. Tornata a casa, da positiva quale sono, avevo tutta la famiglia riunita, erano anni che non facevamo tutti i giorni colazione, pranzo e cena insieme. Da buona napoletana non ho fatto altro che cucinare, e quella è stata un po’ una tragedia perché io “me so’ proprio ingrassata”. Puncakes, muffin, focaccia, aperitivi del pomeriggio… Ho sempre cercato di mantenere gli orari, di fare la mia ginnastica. Ho cercato di mantenere una parvenza di ordine e femminilità.

Come racconterai questo momento ai posteri?
Il destino vuole che proprio prima che scoppiasse tutto stavo rileggendo La Peste di Camus, l’avevo letto da ragazzina. Ne usciremo profondamente cambiati e quando ne usciremo rimarrà nella storia.

Quando hai intravisto uno spiraglio?
Non ho mai mai mai perso la speranza. La fiducia nella nostra sanità, che trovo fantastica. Non voglio entrare in queste polemiche, credo che abbiano fatto tutti moltissimo. Anche le istituzioni, quello che hanno fatto lo hanno fatto bene. Poteva essere davvero una carneficina.

È tempo di bilanci un po’ per tutti, ti è capitato di chiederti: cosa voglio di più ora?
Io non avevo bisogno del Covid per capire l’importanza della famiglia, bacio sempre tutti, non avevo bisogno di riscoprire questi sentimenti. Vorrei solo che ne uscissimo, che non ci fossero tutti questi disoccupati. Che l’Italia potesse partire a pieno ritmo. Risalire la china. Ma io vedo sempre il bicchiere mezzo pieno.