“L’artista che fa vestiti” la chiamava sprezzante l’acerrima nemica Coco Chanel che, assieme a lei, cambiò radicalmente la moda degli anni Trenta. Se Gabrielle, in effetti, diede alla donna l’uniforme moderna avvalendosi della grammatica della sottrazione, Elsa Schiaparelli le cucì addosso un’arte à porter fatta (anche) di surrealismi su stoffa. Trompe-l’oeil, materiali inusuali, passamaneria fantasiosa, bijoux bizzarri furono il lessico con il quale plasmò la propria estetica, cucendo con ago e filo un mantra che oggi dovrebbe echeggiare più attuale che mai: “In tempi difficili, la moda è sempre oltraggiosa”.
Partirà proprio da qui, dal credo di una stilista tanto eccentrica quanto visionaria, Schiaparelli: Fashion Becomes Art, la nuova, grande retrospettiva che il Victoria and Albert Museum di Londra dedicherà a Madame Schiap dal 21 marzo e fino al 1° novembre 2026, in un percorso espositivo che ne traccerà la parabola dagli anni Venti ad oggi, indagando l’attualità di Place Vendôme come immaginata dallo sguardo di Daniel Roseberry. In mostra ci saranno oltre 200 oggetti, tra abiti, accessori, gioielli, dipinti, fotografie, sculture, arredi, profumi e materiali d’archivio che racconteranno della poliedricità di una donna che, con sensibilità, trasfigurò l’ordinario in straordinario.
- Elsa Schiaparelli, storia dell'antagonista di Coco Chanel
- Neo-cult. La nuova Soufflé Bag di Schiaparelli
- Voli (extra)ordinari. L'Haute Couture Schiaparelli per la Primavera Estate 2025
Con golf con fiocchi illusori lavorati ai ferri da donne armene, sua prima creazione che animò l’atelier Pour le sport di Rue de la Paix, con abiti in organza dipinti da aragoste, con cappelli-scarpa e Skeleton Dress che seguivano il disegno delle costole come fossero lastre su seta opaca, progettati in combutta con Salvador Dalí, con giacche in lana imbellettate da collage di vetri colorati e bottoni posticci, o ancora con blazer in rosa acceso chiusi da acrobate in metallo fuso realizzate a mano, parte di quella collezione Cirque del 1938 descritta come la più spavalda che Parigi avesse mai avuto. Quella in cui “non ci fu il “chi se lo può mettere?” e, fatto sorprendente, Schiap non perse nessuna delle clienti all’antica e tradizionaliste, anzi si guadagnò molte nuove acquirenti, tra cui, ovviamente, tutte le star”, come raccontò la stilista stessa nel suo memoir.
Sarà proprio l’impollinazione tra arte e moda il perno della retrospettiva londinese che metterà in dialogo gli abiti di Elsa anche con le opere di alcuni miti del Novecento, da Picasso a Jean Cocteau, da Man Ray a Cecil Beaton, in un fervore creativo che, ironico e sovversivo, riscrisse le regole dello stile. “Schiaparelli: Fashion Becomes Art celebrerà una delle designer più geniali e audaci nella storia della moda – ha puntualizzato infatti il direttore del museo Tristram Hunt –. Il V&A vanta una delle più grandi e prestigiose collezioni di moda al mondo, nonché la più importante raccolta britannica di capi Schiaparelli. Le collaborazioni di Schiaparelli con artisti e il mondo dello spettacolo fanno della Maison e della sua fondatrice il soggetto perfetto per questa mostra straordinaria”.
Tra gli highlight dell’esibizione anche il coinvolgimento diretto di Elsa nella sua boutique londinese, prima succursale dell’atelier aperta nel 1933 forte di un successo in rapida ascesa così come di una formula “pronto da portar via subito” che, come sappiamo oggi, avrebbe prosperato nella moda e che fu tra le lungimiranti intuizioni di una stilista che, ad esempio, brevettò anche il concetto di fashion show così come lo conosciamo ancora, tra temi di défilé musicati che ogni stagione presentavano le sue collezioni. “L’immaginazione audace e la visione radicale di Elsa Schiaparelli hanno ridefinito i confini tra moda e arte – ha raccontato ancora la CEO della maison Delphine Bellini –. Questa mostra celebra la sua influenza duratura attraverso collaborazioni iconiche con maestri del XX secolo e una fusione pionieristica di creatività e commercio. Con le sue collezioni senza pari, l’esperienza nella moda e nel design, la portata culturale e la capacità di coniugare tradizione e innovazione, il Victoria and Albert Museum offre il contesto perfetto per mettere in luce il suo lascito accanto alle creazioni di Daniel Roseberry, che portano avanti il suo spirito surrealista sfumando i confini con design audaci e scultorei che onorano e reinventano la sua visione per un nuovo secolo”.
Di recente entrato come mai prima negli archivi di Place Vendôme, in occasione della passerella Haute Couture della griffe, Daniel Roseberry è dal 2019 colui cui è affidato il compito di traghettare nella contemporaneità l’estroso vocabolario della Schiap. Uno stilista che sente avvicinarsi “un cambiamento radicale” come ha detto a margine del suo show di lunedì scorso, e per cui è naturale allora domandarsi se, proprio come sosteneva Elsa, non ci sarà terreno fertile per una moda oltraggiosa.
Di certo, fuori dagli schemi, ingegnose e pionieristiche furono le creazioni, alcune delle quali raramente esposte, che si ammireranno al V&A, riattivando quella libertà creativa che non ha mai seguito le tendenze ma piuttosto le ha forgiate, sul crinale tra arte e moda di un’eredità ancora oggi semplicemente shocking.