"La mia soddisfazione più grande è quando assumo una persona e le pago lo stipendio, cioè dare lavoro a chi fa fatica a trovarlo perché il focus della nostra realtà è l’inclusione sociale di persone che provengono che provengono da contesti difficili o da situazioni di vulnerabilità, come migranti, rifugiati, o che hanno perso il lavoro, valorizzando le loro competenze sartoriali".

A parlare è Giovanni Lucchesi, fondatore di PRISM, una società benefit che si occupa di moda etica e sostenibile. Ha fondato l'azienda ta il 2020 e il 2023 dopo diverse esperienze di volontariato all'estero, tra cui in Zambia, che lo hanno portato a sviluppare un modello di business che unisce la moda con l'inclusione sociale e la sostenibilità ambientale.
L'azienda, nata a Milano, è specializzata in un modello di business basato sull'upcycling e sull'uso di tessuti "deadstock". Cosa significa?

"Abbiamo diverse attività: con PRISM sviluppiamo una parte di brand con una stilista interna. Poi realizziamo produzioni per conto terzi, per altri brand, gestendo la creazione di capi e accessori. Infine, sviluppiamo progetti di economia circolare con servizi di disassemblaggio di capi per il riciclo dei materiali, lavorando con grandi player del settore tessile, anche utilizzando tessuti di rimanenza dei capi invenduti che vengono trasformati da noi".

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La storia imprenditoriale che fa capo a Lucchesi lui la sintetizza così: "un’impresa sociale con una mission che guarda al no profit che utilizza metriche tipiche del profit per creare un mondo virtuoso dove tutti ne traggono beneficio". Qual è il bilancio, oggi? "Sono partito con 3 dipendenti, oggi sono 20 e ho 3 traslochi alle spalle, ogni volta per necessità di avere sedi con più spazio. Il mio obiettivo è diventare sempre più grande ma soprattutto rappresentare un modello di una visione sociale e ambientale che diventa modus operandi". Per farsi conoscere e raccogliere attenzioni, PRISM ha organizzato a metà settembre 2025 un convegno a Milano a livello nazionale dedicato agli addetti del settore anche per creare un'occasione di dialogo sul tema dell’economia circolare nell’ambito del fashion. "Per noi fare sociale è un modo per esprimerci; facendolo attraverso la moda è anche un modo per esercitare un’arte che ci consente di mandare un messaggio di speranza e rappresentare un nuovo approccio alla vita", conclude Lucchesi.