L’autunno della moda sarà caldo, caldissimo, e francamente un po’ ridicolo. La velocità – l’estrema velocità – con cui cambiano le pedine sullo scacchiere internazionale è diventata schizofrenica, tant’è che nelle redazioni ci si arrabatta a previsioni su chi va dove e a sostituzione di chi, con il risultato di una moda, un tempo universo di grandi sogni, macchinosa e prevedibilissima pur nella sua imprevedibilità. Ora; l’ennesimo giro di valzer non è certo un fulmine a ciel sereno, poiché dell’addio di Kim Jones a Fendi si discuteva da moltissimo. Prima le proverbiali voci di corridoio da trattare con cautela, poi un insistente chiacchiericcio avallato dall’azzeramento del profilo Instagram dell’ormai ex-direttore creativo della maison romana – a luglio, e contestualmente alla tabula rasa di John Galliano, capirete i trip –, poi ancora un fashion month che oltre a mostrare i défilé e relativi stili e tendenze, ha fomentato gossip e speculazioni da perderci la testa. Oggi, alle 18.15 di un banalissimo venerdì di ottobre, la conferma: Kim Jones lascia il ruolo di direttore creativo della linea Donna e Haute Couture di Fendi, mantenendo tuttavia la guida del menswear della maison Dior. Come sempre, la comunicazione è seguita da parole di commiato, in questo caso, del presidente e ceo di LVMH Bernard Arnault che in una nota ha dichiarato: “Kim Jones è un designer di grande talento che negli ultimi quattro anni ha portato la sua visione unica e multiculturale a Fendi. Vorrei ringrazialo per il suo contributo, continuando ad ammirare la sua creatività per Dior Homme”.

kim jones lascia la direzione creativa di fendipinterest
Vittorio Zunino Celotto//Getty Images
Uno scatto dell’ultimo défilé di Fendi by Kim Jones per la Primavera Estate 2025

Kim Jones lascia Fendi

Subentrato a Karl Lagerfeld nel settembre del 2020, la sua guida della casa di moda romana che festeggerà nel 2025 il centenario dalla fondazione, non aveva mai intrigato i critici. D’altronde Fendi è maison di donne; portatrice sana di un’estetica squisitamente femminile, calda e famigliare, glamour e nondimeno lussuosa, e dal patrimonio ricchissimo ma opacizzato, di cui si aspettava una riscoperta mai completamente riuscita. Non per assenza di talento, sia chiaro, quanto più per quella mancanza di sintonia che ha fatto sì che il lavoro di Jones in seno a Fendi non andasse mai del tutto segno. Questo nonostante oggi la maison riporti in una nota del “contributo significativo” dato dal designer “all’eredità creativa del marchio, integrando perfettamente la sua estetica moderna e interculturale con il patrimonio storico di Fendi”, o ancora “offrendo un approccio inclusivo e innovativo alla moda che ha costantemente rinnovato i codici italiani di Fendi”. Eppure, qualcosa non ha evidentemente funzionato, tant’è che già in occasione della partnership con Stefano Pilati nel 2023, si speculava su un possibile addio dello stilista britannico, già direttore creativo della linea Uomo di Louis Vuitton (dal 2011 al 2018) e poi di quel Dior di cui manterrà oggi le redini.

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Courtesy Fendi
Un ritratto di Kim Jones by Alasdair McLellan

Cosa rimane? Naturalmente il toto-nomi sul rimpiazzo – mentre scriviamo, tra i capofila si registra Pierpaolo Piccioli che il sempre affidabile Miss Tweed dava già a settembre in trattative con la maison Fendi –, e naturalmente un profondo senso di disaffezione per una moda che sembra perdere la sua anima di industria culturale, capace di forgiare sogni profondissimi che si perdono oggi nel vortice nevrastenico di un gioco delle sedie che non diverte più nessuno.

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