Oriole Cullen, la curatrice della mostra Gabrielle Chanel: Fashion Manifesto visitabile dal 16 settembre al V&A di Londra, potrebbe essere arrivata al fondo della questione del politicamente corretto. Quando ci imbattiamo in personaggi storici, ma anche decisamente attuali, che hanno avuto un impatto rivoluzionario sul mondo grazie alla loro arte, ma nella vita privata hanno adottato ideologie o fatto scelte inaccettabili, c'è chi grida alla rimozione dai libri di scuola e all'oblio collettivo. Ma c'è anche chi, come Oriole Cullen, prova a trovare la soluzione nel dipingere quel personaggio a tutto tondo, comprendendo le sfumature più geniali e quelle più raccapriccianti. È così che sarà strutturata la mostra dedicata alla vita della stilista Coco Chanel, dove saranno esposte le sue creazioni, tra cui 50 completi in tweed, ma anche i documenti che attestano il suo coinvolgimento nella Seconda Guerra Mondiale come spia nazista. Una delle novità di questa mostra, tuttavia, è che porta per la prima volta alla luce la documentazione che vuole Coco Chanel come parte attiva della Resistenza francese, rendendo ancora più sfaccettato il suo mito.

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Coco Chanel giovane

Da sempre un personaggio controverso, Coco Chanel ha creato un brand dall'identità così forte che, probabilmente, la maggior parte delle persone che aspira a un capo della Maison non ha idea dell'ideologia conservatrice, omofoba e antisemita di quella che fu una delle stiliste più acclamate del Novecento. La sua fama, oggi, precede le azioni compiute da Coco Chanel in vita, ma della donna prima del brand c'è ancora molto da conoscere. Gabrielle Bonheur Chanel nasce a Saumur il 19 agosto del 1883 da una famiglia molto povera (Henri-Albert era un venditore ambulante, Jeanne Devolle una cucitrice) e, a seguito della prematura scomparsa della madre, viene affidata all’orfanotrofio di Aubazine. Qui, secondo quanto raccontato da Oriole Cullen a The Guardian, mette le radici il feroce spirito di sopravvivenza di Coco Chanel, che la rende "un personaggio la cui inclinazione all'autodifesa l'ha resa istintivamente aderente all'ideologia di destra" o, per meglio dire, "una sopravvissuta, sempre alla ricerca di opportunità per andare avanti nella vita".

Con questo spirito opportunista e imprenditoriale, Coco Chanel riesce a perseguire il suo sogno di moda: raggiunta la maggiore età, lascia l'orfanotrofio e si trasferisce a Moulins per frequentare un corso di sartoria, iniziare a lavorare presso la Maison Grampayre per pagarsi gli studi e aprire una sua piccola sartoria di riparazioni. Nel frattempo conosce Etienne de Balsan, uomo molto facoltoso ed erede di una famiglia di industriali tessili, grazie al cui finanziamento apre, nel 1909, una modisteria a Parigi. Seguono l'apertura dello storico negozio in Rue Cambon, atelier in cui le dame parigine e le attrici dell'epoca si recano per farsi confezionare cappelli, e quello di Deuville, in Normandia, grazie all'aiuto economico del suo successivo compagno, Arthur Capel. Il crescente successo dei suoi modelli privi di sovrastrutture anacronistiche la fa diventare apprezzatissima anche oltre i confini francesi.

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Coco Chanel nel 1931

Negli anni tra le due guerre, Coco Chanel dà vita a Parigi alla Maison Chanel e, nel 1921, partorisce due delle sue creazioni più iconiche: il democratico tubino nero e il profumo Chanel N°5. Con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, comincia il periodo più controverso della vita della stilista, documentata accuratamente nella biografia A letto con il nemico - La guerra segreta di Coco Chanel, pubblicata nel 2011 dallo storico Hal Vaughan. Secondo i documenti ufficiali e le testimonianze raccolte, durante l'occupazione nazista della Francia, Coco Chanel collabora attivamente con i servizi segreti tedeschi. Con l'inizio della guerra, nel 1939, chiude tutti i negozi della Maison tranne quello di rue Cambon, lasciando senza lavoro i suoi 4mila dipendenti, e comincia una battaglia legale contro Parfums Chanel, azienda che provvede alla produzione e distribuzione di Chanel N°5 e da cui la stilista non ritiene di ricevere abbastanza profitti. Facendo leva sul fatto che l'imprenditore dietro all'azienda, Pierre Wertheimer, fosse ebreo, Coco Chanel scrive al funzionario tedesco apposito, sostenendo che il suo essere ariana le desse il diritto di ottenere il pieno controllo dell'azienda.

Con l’invasione nazista di Parigi, Coco Chanel si trasferisce a vivere all’Hotel Ritz, che all'epoca funge da quartier generale di militari d'alto rango e diplomatici tedeschi, dove incontra il barone Hans Günther von Dincklage con cui intesse una relazione. È lui il "nemico" a cui Hal Vaughan fa riferimento nel titolo della biografia, un agente dell'Abwehr 7124, insieme a cui Coco Chanel intraprende diverse operazioni di spionaggio, tra cui una missione in giro per l'Europa alla ricerca di nuovi agenti da reclutare al servizio del Terzo Reich. Il nome in codice della stilista in queste occasioni è Westminster (per via della sua storia d'amore con il duca di Westminster) e sembra che, tra le altre operazioni, le fosse stata assegnata anche una missione chiamata Modellhut, in cui Chanel avrebbe dovuto comunicare a Churchill le intenzioni di alcuni esponenti delle SS, mai andata in porto.

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Coco Chanel nel 1944

Come evidenziato in A letto con il nemico, grazie alla sua collaborazione con il regime nazista, Coco Chanel ottiene l'amicizia del barone Louis de Vaufreland, un agente tedesco che, in cambio dei suoi servizi, le fa ottenere la liberazione del nipote, André Palasse, da un campo di prigionia tedesco, dove si trovava dal 1940. Come racconta Hal Vaughan in un'intervista al Newyorker: "Madame Gabrielle Labrunie, pronipote di Chanel, mi ha detto qualcosa che ho trovato affascinante. Mi ha detto 'Sa, signor Vaughan, erano tempi molto difficili e le persone dovevano fare cose terribili per sopravvivere'. Chanel era, in poche parole, un'enorme opportunista che faceva quello che doveva fare per sopravvivere".

La visione del biografo parrebbe spiegare, almeno in parte, la più recente scoperta dei documenti che attestano la partecipazione attiva di Coco Chanel nel fronte di Resistenza. Nelle carte esposte al V&A di Londra, si legge chiaramente che la stilista figura in un elenco di 400mila persone il cui ruolo nella Resistenza è sostenuto da documenti ufficiali. Come ha spiegato Oriole Cullen al The Guardian: "Abbiamo la verifica del governo francese, incluso un documento del 1957, che conferma la sua partecipazione attiva alla Resistenza. Le nuove prove non la scagionano. Rendono solo il quadro più complicato. Tutto quello che possiamo dire è che era coinvolta in entrambe le parti del conflitto".

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