La ghirlanda di ciliegie che le incorona il viso e la frangia nera, liscia, geometrica, diventata ormai marchio di fabbrica. I cherry charms Dodo, che pendono dai suoi lobi, in match perfetto con la coroncina che porta in testa. Il pigiama di seta carta da zucchero, l'immancabile rossetto rosso e le ciabattine flat Dolce&Gabbana, mentre - rilassata e sorridente - dondola su una poltrona sospesa circondata da fiori, una di quelle sedie effetto nido che hanno la capacità di trasformare un semplice giardino in un'alcova bucolica. Ci appare così Annie Mazzola, in mezzo al Dodo Garden, ed è una visione magnifica. Una Venere botticelliana in versione Anni Duemila, che invece di uscire dalla conchiglia si culla in una seduta cocoon. Una di quelle figure che trasmette benessere e armonia già solo a guardarla. Se poi l'ascolti e le parli, la sua simpatia, la spontaneità e il suo humour intelligente fanno il resto. E ti travolgono.
Com'è successo a noi, quando l'abbiamo incontrata in occasione dell'evento del brand di gioielli milanese per celebrare il lancio della nuova collezione Dodo ispirata alla natura. Lei che ha fatto delle stories su Instragram in stile Tv verità e dei racconti senza filtro il suo tratto distintivo, è oggi amatissima e seguitissima sui social, è icona body positive, ma soprattutto l'amica della porta accanto che con la sua innata ironia sa farti sorridere senza sforzo alcuno. Ma attenzione, non chiamatela influencer! Annie Mazzola è ben altro. E in questa intervista ce lo dimostra.
"Sia messo agli atti: non sono un'influencer. Mando un grandissimo bacio a tutte le influencer che ci seguono da casa, ma io non faccio quella roba lì. Uso Instagram semplicemente per raccontare quello che sto facendo o i progetti che usciranno. Senza però dire frasi tipo "big project is coming". No, non creo suspence, perché mi viene naturale spoilerare tutto.
Cosa sei invece?
Potrei essere quella che un po' di tempo fa era una Vj. Una content creator. Forse non c'è una parola in italiano per racchiudere quello che faccio, ma sono sicuramente una intrattenitrice, una conduttrice. L'importante è che quando faccio qualcosa, la gente rida. Anche di me.
In un mondo iperpatinato e filtrato come Instagram, incontrare una persona vera come te, che ha fatto dell'autenticità e dell'autoironia il suo trademark, è cosa davvero rara. Non sei un personaggio vincente, ma una persona vincente.
Grazie, meno male! Io non ho inventato nulla, ho semplicemente cercato di usare le stories come andava a me, raccontando i fatti miei, in maniera totalmente easy e naturale. Fare la maestra di vita e la psicologa presso me stessa su Instagram? Anche no. Racconto soltanto quello che mi succede. E ciò che ha fatto conoscere il mio profilo su IG è proprio il fatto che io non abbia costruito personaggio. Quella di apparire differenti sui social è una strategia che da un certo punto di vista può aiutare molto, perché di fatto non metti in gioco te stessa e ciò che sei davvero. Io invece non ho inventato niente, sono proprio così, dico una sacco di parolacce per esempio.
Senti una sorta di responsabilità legata alla tua popolarità?
Sì certo: quando dici le cose come vuoi dirle tu, senza filtri, in realtà poi devi prenderti i pro e i contro. Sento la responsabilità perché io parlo di me e della mia vita. Per esempio, del mio rapporto con il cibo o di me che vado ad allenarmi, ma lo faccio con serenità. In quel caso, quando ci sono persone che mi dicono "io vorrei essere come te, vorrei sbattermene se ho le forme o se ho mangiato la parmigiana" tutto sommato vedo che succede qualcosa di positivo, perché per lo meno non sono un esempio sbagliato. Non sarò mai una di quella che dice: "fate una dieta ferrea!" oppure "non mangiate mai più la Nutella". Tante volte racconto la mia vita da single: il fatto di non essere fidanzata è una situazione che non mi crea angosce, ma per altre ragazze invece non avere un fidanzato magari è un problema, così questo diventa un argomento di confronto con chi mi segue. Devo ammettere di essere molto fortunata perché le persone che mi seguono è come se si fossero selezionate da sole. Non c'è nessuno che viene lì a disturbare o a darmi contro. Anche perché Instagram è come avere un telecomando: vedi il mio profilo, non ti piace? Cambia e vai altrove, vedi altre cose! Sì, sono attenta a come rispondo, ma rispondo. Trovo inconcepibile non rispondere e ignorare. Perché penso che avere un'interazione sia alla base delle regole della community. Io non voglio insegnare niente a nessuno, ma condividendo la mia vita, è giusto assumersi la responsabilità di interagire con le persone che ti chiedono qualcosa: è troppo bello farsi guardare, e poi non dare in cambio niente. Fa parte del gioco.
A proposito di community e interazione, come vivi gli haters?
Penso che Instagram sia uno strumento bellissimo, ma lo usano tutti, anche persone molto annoiate e frustrate, gente che magari non è riuscita a realizzarsi nella vita e che si sfoga senza ritegno, semplicemente perché dietro a un nome finto sente di poterti dire ciò che vuole. Devo essere onesta: non ho casi di hating gravi. Mi è capitato solo una volta: una mattina, guardo Instagram e trovo il commento di un ragazzino che mi aveva scritto "fai schifo, con il rossetto sembri un morto". Considera che io leggo tutto e rispondo a tutto. Quando l'ho visto, ho pubblicato il suo commento con il suo nome nelle mie stories, scrivendo in maniera ironica "Comunque buongiorno anche a te!".
Il fatto che io abbia un profilo su cui c'è scritto personaggio pubblico non fa di me un fantoccio messo alla mercé di chi ha voglia di insultarmi. Dopo averlo pubblicato, tantissime persone si erano fatte sentire a mio supporto, avevano fatto apprezzamenti positivi sul fatto che io mettessi il rossetto rosso o mi scrivevano che mi stava molto bene. In realtà per me non era quello il punto: avevo pubblicato quell'insulto non per sentirmi dire che ero figa, ma per riflettere su quanto questa cosa possa essere pericolosa e fare soffrire. Quando una persona che nemmeno ti conosce ti scrive un commento negativo di questo tipo, i casi sono due: o ci rimani malissimo e potresti farti assalire da tantissimi dubbi sulla tua personalità entrando in meccanismi che possono farti davvero male, oppure decidi di reagire e di far fare una figuraccia a chi ti insulta. Io sono di questa scuola. E infatti la polemica in questione è durata 24 ore, dopodiché questo ragazzo mi ha scritto "hai ragione, non avrei dovuto offenderti". Instagram è la cosa più libera del mondo, non sei obbligato a guardarmi, però se vieni nel mio spazio, dove siamo un gruppo di persone che vive benissimo la propria quotidianità, impari a non disturbare e a portare rispetto. E io lo dico e lo ribadisco senza problemi. Anche perché non penso affatto che quella stessa persona che mi dice "sei grassa" sui social, avrebbe il coraggio di dirmelo in faccia per strada. E allo stesso tempo, se tu camminassi per strada e una persona ti insultasse in questo modo, cosa fai? Stai zitta e fai finta di niente? Non credo. Ecco, per me è la stessa cosa. Io sono cresciuta così. Non è una questione di follower, né di essere un personaggio pubblico, è una questione di puro e semplice rispetto.
Con i tuoi messaggi sei anche un'icona di body positivity. Cosa pensi del concetto di diversity?
Finalmente anche in Italia il mercato della beauty e della moda si sta muovendo in questa direzione, anche se molto più lentamente. Tanti brand di underwear stanno finalmente lavorando con modelle che non sono taglia campionario. H&M ha fatto una campagna in cui non ha ritoccato le modelle. Ho collaborato recentemente con un marchio beauty che ha moltissime sfumature di fondotinta e giustamente è obbligato ad averle tutte, in tutti i punti vendita di tutto il mondo. Questi temi mi stanno molto a cuore. L'anno scorso ero al Pride e ci sarò anche quest'anno. Se ognuno di noi dovesse guardare solo ai propri interessi personali, non andremmo da nessuna parte. Credo invece sia importante abbracciare cause di un certo tipo, pur se non ci riguardano in prima persona.
Temi che la popolarità in qualche modo ti possa cambiare?
Io dico sempre: "puoi togliere Annie Mazzola da Graffignana (il suo paese natale, ndr), ma non Graffignana da Annie Mazzola". Graffignana è un paesino in provincia di Lodi di 2.700 abitanti, quindi puoi immaginare - io che ho 45mila follower - la differenza. Ma resterò sempre quella delle risaie: è inutile stare a fare le altolocate su Instagram, sono nata in un paese e sono cresciuta così. Sono e rimarrò una persona alla buona.
Però ti abbiamo visto anche sfilare come modella su una passerella importante, lo scorso anno, per il fashion show Dolce&Gabbana Primavera Estate 2019. Una cosa che certo non è da tutte le "ragazze alla buona" che vengono dalla provincia!
Non ho mai pensato di fare questo lavoro, sono sempre stata così di carattere, un'intrattenitrice nata. Tantomeno avrei mai immaginato di sfilare per un brand come Dolce&Gabbana, il mio marchio di moda preferito da sempre. Le cose sono successe un po' per caso: Stefano ha visto dei miei video e si è innamorato, quindi mi ha proposto di farne alcuni insieme. Così nel 2017 ero nel backstage della sfilata a girare con lui da addetta ai lavori. Poi nel 2018, booom, ero nello stesso backstage ma come modella. Lavoro in un'agenzia di modelle e per la prima volta un'agente ha sfilato assieme alle sue top model.
Che esperienza è stata?
La rifarei subito, ma a livello emotivo è stata la cosa più difficile che abbia mai fatto in vita mia. Normalmente non sono una persona che va in ansia; mi emoziono certo, ma quando sono su un palcoscenico - poiché di solito parlo - sono in grado di gestire la situazione. Lì invece no. Tu esci, devi camminare, andare dritto e cercare di non cadere. E infatti nelle foto sembra io abbia una paresi facciale: ero super tesa. Pensa che non appena ho finito la passerella e sono tornata dietro sono scoppiata a piangere. Ma non era ancora finita, dovevo ritornare sul catwalk per l'uscita finale!
Che rapporto hai con la moda, visto che sei anche un'addetta ai lavori?
Come tutti quelli che ci lavorano, ho un rapporto di odio e amore. La maggior parte della gente non immagina il grande lavoro che c'è dietro questo mondo: le nottate passate in agenzia a mandare mail per organizzare le giornate di lavoro delle modelle. La moda è sempre stata la mia grande passione - da piccola ritagliavo le pagine dei giornali e creavo dei look, mia madre ha ancora quei quaderni - poi è diventata il mio lavoro, ma adesso è sovrastata da ciò che sono veramente io, cioè una piccola Fiorello degli Anni Duemila. Alla fine, puoi avere tutte le passioni del mondo, ma è il carattere che segna la direzione della tua vita.
A proposito di moda, questi orecchini Dodo con le ciliegie che dondolano dai tuoi lobi, sono quasi ipnotici...
Adoro le ciliegie, sono da sempre il mio simbolo. Oggi durante il Dodo Garden al laboratorio floreale tutti intrecciavano corone di fiori, io ne ho voluta una con questi meravigliosi frutti. Pensa che sono anche nella mia firma digitale della mail. Volevo farmi perfino i timbri della Partita Iva con la ciliegia. Ma qualcuno mi ha detto forse che non era il caso. Non saprei... Certo l'importante è fatturare... Scrivilo pure!
La tua autoironia e la tua simpatia sono travolgenti. Dovrebbero essere tutte così le interviste!
Non sarei andata da nessuna parte se non fossi stata autoironica. Per fare questo lavoro non puoi non esserlo. Come fai a far ridere gli altri se non sei tu la prima a ridere di te stessa? Io tante volte rivedo le mie stories e rido di me. Poi certo, anche io ho le mie giornate no, ma mi sono imposta una regola: il down non deve durare più di un giorno. E comunque per fortuna il bipolarismo non mi appartiene.
Cos'è che ti fa veramente arrabbiare sui social e tra le influencer che fanno le influencer?
Vedere cose che sono completamente l'opposto della realtà. Dai contenuti, al modo di fare, fino alle foto. Anche perché Instagram è bellissimo, ma poi queste qui devono andare in giro. E Instagram non è la realtà. Prima la cosa che mi faceva arrabbiare di più sui social era che - se non avevi un certo numero di follower - non ti considerava nessuno. Adesso sembra un po' superata, ma all'inizio mi arrabbiavo tantissimo perché credo molto nei contenuti. Ora per fortuna le aziende hanno capito che per far trasmettere un messaggio non hai bisogno necessariamente di 300mila follower, ma di credibilità tra chi ti segue. Adesso la roba che più trovo tremenda sono gli haters: come ti dicevo, io sono fortunata, non ne ho, ma quando vedo determinati commenti sui profili delle mie amiche, sono sconvolta.
Con Dodo è nata una bella collaborazione che ti vedrà protagonista in una veste molto attiva per un prossimo evento del brand, il Dodo Lab. Di cosa si tratta?
Ero una fan del brand, da piccola avevo i braccialettini con gli animaletti. Poi in occasione di Sanremo ho indossato le loro creazioni, e da allora è nata una bella sinergia. Si, mi occuperò del Dodo Lab il 27 giugno nella boutique di Corso Matteotti a Milano, un’officina creativa in cui imparare a comporre e ricomporre i gioielli Dodo per creare nuovi look personalizzati. In qualità di Dodo stylist aiuterò le persone che parteciperanno al workshop a realizzare i loro gioielli. Sono una persona molto creativa, ho sempre amato avvitare, costruire, creare ecc. Ma questo Dodo non lo sapeva. Per prepararmi sono andata a fare una masterclass in cui ho imparato tutto su rondelle, pepite, borchie, triangolini e tutti i nomi dei componenti. Non mi avevano preso molto sul serio, pensavano non avessi capito niente. E invece io, come una matta, mentre loro parlavano, facevo orecchini e bracciali. Ho cercato di imparare a fare i nodi, quello è ancora molto difficile, ma sarà il mio prossimo step. Da Dodo non immaginavano che questa cosa mi avrebbe divertita fino a tal punto, ma in realtà tutto ciò che è manuale e concreto mi piace moltissimo. Le persone che parteciperanno saranno selezionate tra tutte quelle che pubblicano foto con l'hashtag #DodoGarden e dovranno mettersi nell'ottica di avere una maestrina che sarà lì a rompergli le scatole. Peccato che l'evento duri solo due ore, perché so già che io mi divertirò tantissimo.
Noi siamo certe di una cosa: con Annie Mazzola sarà un workshop da non perdere!