It’s couture season. Mini atlante dei trend avvistati sulle passerelle parigine, giorno 4
Germanier, Peet Dullaert, Rami Al Ali e Ardazaei chiudono la settimana dell’Alta Moda. Tra gioiose esplosioni di colore e ispirazioni marine.

Dopo una carrellata senza luce – l’apogeo, sulla passerella di Armani che così ha raccontato la tinta; “Il nero è, per un designer, il più classico dei colori e allo stesso tempo la prova più difficile. Quando lavori con il nero non ti puoi permettere di sbagliare: ogni dettaglio deve essere perfetto, perché il nero mette in evidenza l'essenza di un abito” – l’ultimo giorno di Haute Couture porta una ventata di gioiosità caleido.
Merito di Kevin Germanier, altrimenti detto “Bead Master” dell’Alta Moda, ossia lo stilista svizzero classe 1993 laureato alla Central Saint Martins che con la sua estetica vibrante ha già sedotto moltissime star. Impossibile, in effetti, resistere all’ondata lisergica dei suoi abiti; un trionfo di perline colorate, di strass luccicanti, di paillettes che sono un booster di serotonina visiva, nonché il segno vivido di un artigianato senza freni e virtuoso che fa del riciclo la regola e non l’eccezione. Sulla sua pedana dallo sfondo di sfere cangianti simili a bolle di sapone, il trip è potente: ci sono abiti esplosi di rafia multicolore, mini con mosaici di strobo da disco queen, lady in boccio da orchidee fantasmagoriche, motociclisti un po’ camp dal casco piumato e i texani fitti di perle, o eroine di moda gonfiabile avvolte di palloncini con Hello Kitty e Kuromi. Un’estetica che ha il potere della leggerezza anche quando cela un savoir faire rigorosissimo, e che permette il viaggio sotto acido con l’unico effetto collaterale di dieci minuti di pura gioia.
Anche da Ardazaei, griffe fondata e diretta dalla designer svedese-iraniana Bahareh Arkadani, si va in un altrove immaginifico, questa volta popolato da creature marine vestite di abiti ispirati alla geometria perfetta del riccio di mare, nonché al suo stato di talismano da protezione. Ne scaturiscono silhouette a sirena, tessuti increspati come quello madreperlaceo che concepisce un notevole suit, ruches plastiche simili a onde del mare, mini abiti in satin su cui si posano molluschi come fossero sugli scogli, e a riprova che del fascino degli abissi che ha già contagiato un cospicuo numero di passerelle prêt-à-porter non ne è immune nemmeno la couture.
Infine, se da Rami Al Ali va in scena un Arts & Crafts che è debito di origini e cultura dello stilista, primo siriano ad essere immesso nel circuito dell’Haute Couture parigina, da Peet Dullaert, ancora, si indugia sul tailoring, meno rigoroso di quello presentato da Balenciaga, imbellettato da ruches e fiocchi che sono un’altra passione della moda da qualche stagione.
Il finale della quattro giorni parigini è tutta qui, con le tendenze emerse dalle sfilate Haute Couture Autunno Inverno 2025 2026, ultimo giorno. À vous!
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