All'inizio della pandemia di coronavirus, mentre in Italia si discuteva della possibilità di ricorrere all'aborto farmacologico in day hospital (introdotto poi dal Ministro Speranza nel 2020), in Inghilterra e Galles veniva prevista la possibilità di IVG farmacologica direttamente a casa, con le pillole spedite per posta. Si trattava, tuttavia, di una misura solo temporanea e il governo aveva annunciato la volontà di abolirla ad agosto 2022. Ma hanno cambiato idea. In Inghilterra e Galles il procedimento di interruzione di gravidanza ha potuto continuare a svolgersi da casa, con assistenza medica da remoto e l'occorrente spedito via posta. Il Galles ha deciso di rendere permanente il programma e i ministri hanno accettato di fare lo stesso in Inghilterra.

Anche Italia, dove quest'anno si celebra il 47esimo anniversario della legge 194 (che ancora oggi regola nel nostro paese il diritto all'interruzione di gravidanza e che fu approvata il 22 maggio 1978) dal 2020 è possibile eseguire l’aborto farmacologico in consultorio o in ambulatorio, anche con auto-somministrazione del secondo farmaco a casa propria. Ma, come fa notare l'associazione Luca Coscioni, che su questo ha lanciato una raccolta firme (la trovate qui) questo aborto senza ricovero era, fino a qualche giorno fa, concretamente possibile solo in 2 regioni, ovvero Lazio ed Emilia Romagna.

Oggi a queste s'è aggiunta anche la Sardegna. La Regione ha, infatti, avviato un percorso per rendere possibile questa pratica anche negli ambulatori e nei consultori autorizzati e collegati ad una struttura ospedaliera, senza alcun costo per le pazienti. Inoltre, sarà avviata una fase di sperimentazione che prevede anche l'assunzione domiciliare dei farmaci utilizzati per l'Ivg. La Giunta sta predisponendo delle linee di indirizzo regionali per effettuare l'interruzione volontaria di gravidanza per via farmacologica anche nelle strutture ambulatoriali e nei consultori familiari pubblici adeguatamente attrezzati, collegati a una struttura ospedaliera e autorizzati dalla Regione. "Dopo oltre dieci anni di silenzio, la Sardegna compie un grande salto di qualità e si allinea alle pratiche più moderne a livello nazionale ed europeo - spiega l'assessore alla Sanità Armando Bartolazzi - Si tratta di un cambiamento atteso da anni che ci pone tra le regioni più virtuose sul fronte dei diritti e della modernizzazione dei servizi sanitari".



Una scelta che tutela le donne (e il sistema sanitario)

Una scelta, quella della Sardegna, che aiuta le donne ma anche il Sistema Sanitario Nazionale, che sappiamo essere pesantemente in difficoltà. “Sprecare risorse è inaccettabile, soprattutto in un contesto come quello sanitario. Così come è inaccettabile non garantire alle donne la possibilità di scegliere la procedura farmacologica e l’autosomministrazione del secondo farmaco a casa propria”, hanno detto Filomena Gallo, avvocata e segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni, e Chiara Lalli, bioeticista e consigliera generale.

"L’appropriatezza delle prestazioni sanitarie è un principio fondamentale della sanità pubblica: a parità di efficacia e sicurezza, si deve privilegiare il regime assistenziale che comporta la minore spesa. Un ricovero non necessario, poi, è pericoloso per la salute”, hanno dichiarato Mirella Parachini e Anna Pompili, ginecologhe e consigliere generali dell’Associazione Luca Coscioni. “L’aborto farmacologico è sicuro e la possibilità di autosomministrazione è stata ed è ostacolata spesso per ragioni meramente ideologiche”.

Pillola RU-486 e misoprostolo: come funziona la procedura

Occorre, sembra scontato ma non lo è, ricordare che aborto chirurgico e farmacologico sono entrambe prassi sicure. C'è chi preferisce risolvere la propria gravidanza con un unico accesso in ospedale tramite l’aborto chirurgico e chi preferisce non sottoporsi a questo piccolo intervento e prendere una pillola. Dovrebbe dipendere dalla scelta di ogni donna. Certo, l’aborto farmacologico è più semplice, c'è una prescrizione di un medico e tu puoi assumere la pillola a casa tua o in ambulatorio e diventa una cosa più privata, più veloce e meno invasiva. L’aborto farmacologico è anche meno costoso e impatta meno sul sistema sanitario. Inoltre, psicologicamente è meno pesante, perché c’è un rischio minore di incontrare obiettori e gruppi antiabortisti che ti intercettano nei corridoi dell’ospedale per farti cambiare idea.

La procedura dell’aborto farmacologico prevede l’assunzione di due sostanze: il mifepristone (noto in Italia come RU-486), che arresta l’evoluzione della gravidanza, e, dopo 48 ore, il misoprostolo che induce contrazioni uterine e provoca l’espulsione dell’embrione. Nei contesti in cui è difficile reperire il mifepristone, si può ottenere lo stesso risultato con il solo misoprostolo, con un’efficacia leggermente ridotta. Il misoprostolo si procura facilmente anche là dove abortire è vietato, perché si vende come medicinale per la prevenzione dell’ulcera.

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L’aborto farmacologico è una pratica sicura da tempo a patto che siano soddisfatte alcune condizioni elencate nelle ultime linee guida sull’argomento stilate dall'Organizzazione mondiale della sanità

L’autosomministrazione a casa è sicura? Sì, secondo l’OMS

L’aborto farmacologico, lo ripetiamo, è una pratica sicura da tempo, come la letteratura medica ha ampiamente dimostrato. Ma lo è altrettanto se la donna assume i farmaci in autonomia a casa propria? L’Organizzazione mondiale della sanità risponde di sì, a patto che siano soddisfatte alcune condizioni elencate nelle ultime linee guida sull’argomento, pubblicate a marzo 2022.

Innanzi tutto, non bisogna superare il limite delle 12 settimane di gravidanza. La donna deve essere correttamente informata sulla procedura e deve avere la possibilità di rivolgersi a una struttura medica e a personale sanitario esperto in caso di necessità. Se ci basassimo su quanto dice l’OMS, dovrebbe essere possibile ottenere la prescrizione dal medico (in Italia non è prevista l’obiezione sulla prescrizione), comprare il medicinale in farmacia, ricevere delle istruzioni su come assumerlo e farlo a casa propria. Questo renderebbe l’aborto accessibile e semplice e vorrebbe dire eliminare la possibilità di incappare nell' obiezione, che sappiamo essere molto diffusa nel nostro paese (si parla di una media nazionale di 7 ginecologici su 10). In Italia, invece, pur avendo reso legale l'aborto, pur avendolo inserito nei livelli essenziali di assistenza, si vuole tenerlo sotto controllo.