La mia amica Ilaria ha 35 anni. Dopo cinque anni nel visual merchandising, è rimasta senza lavoro a causa di tagli operati dall'azienda. Nonostante sia ferma da più di sei mesi, rifiuta lavori che considera noiosi o non gratificanti. Preferisce aspettare un’opportunità che la soddisfi pienamente. Nel frattempo si aggiunge alla, vedremo quanto, folta schiera dei Neet, acronimo che indica i giovani che non studiano e non lavorano, letteralmente Not in Education, Employment or Training.
Matteo, che conosco da quando eravamo piccoli, ha invece superato i 40, e ha qualche mese fa ha deciso di lasciare il suo lavoro come grafico con partita Iva, perché non vedeva più possibilità di crescita e si sentiva sfruttato e sottopagato. Anche lui, ad oggi, è un Neet.
Flavio, invece, ha accettato ormai un anno e mezzo fa una buonuscita dall'azienda di arredi di lusso per cui lavorava da anni, ma era convinto che, una volta tornato da un lungo viaggio che aveva deciso di concedersi per staccare e ricaricare le pile, avrebbe trovato in breve tempo un nuovo impiego. E invece nulla. Mi racconta di infinite application, trovate soprattutto su LinkedIn, affollatissime di riscontri e che portano al massimo a un colloquio ogni tre mesi. Che però non va mai a buon fine. Mi racconta anche di aziende che chiedono video di presentazione, per i quali spende ore se non giorni, e che poi ringraziano, "ma il tuo profilo non corrisponde alle nostre esigenze". Si sta scoraggiando perché, mi ha spiegato, "le offerte sono molto poche in proporzione alle domande", e in più lui non ha flessibilità su alcuni aspetti (non guida, per esempio). E così anche lui è entrato nel popolo dei Neet, con i soldi della buonuscita ormai agli sgoccioli e l'aiuto dei genitori a coprire le spese di un affitto a Milano.
I numeri dell’emergenza Neet in Italia
In Italia nel 2025 sono oltre 2 milioni i giovani - fascia 15-34 anni - che non studiano né lavorano. La nostra è una delle percentuali più alte d’Europa. Nella fascia 15-29 anni sono il 15,2%. Peggio dell’Italia solo la Romania con il 19,4%. La media Ue è dell’11% e l’obiettivo per il 2030 è di arrivare al 9%. Nel 2020, anno della pandemia era stato raggiunto il picco con il 23,7%.
La dispersione dei giovani è un’emergenza per tutto il Paese, non solo economica ma anche sociale. Perché, vien da dire, non investire sui giovani porta a dare un messaggio di disinteresse verso di loro da parte dello Stato e si traduce in aumento delle disuguaglianze. Il progetto Dedalo, che ha fornito i dati aggiornati sui Neet italiani, nasce per questo. È un osservatorio permanente creato dalla Fondazione GiGroup in partnership con l’Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo, in collaborazione con ZeroNeet - il programma di contrasto al fenomeno dei Neet promosso da Fondazione Cariplo - e Fondazione Compagnia di San Paolo. Si tratta di un osservatorio ma anche un laboratorio nazionale per monitorare, capire e affrontare il fenomeno dei giovani che si allontanano dalla scuola, da qualsiasi percorso formativo e lavorativo.
Il portale interattivo dedicato (fondazione.gigroup.it/dedalo) raccoglie dati, informazioni e best practices. E dà anche nuovi spunti per osservare i Neet da ogni angolazione. Perché, come abbiamo visto anche solo pescando dalla mia esperienza personale, di certo non sono tutti uguali. Ci sono, infatti, Neet indisponibili per malattia o disabilità, oppure per motivi di famiglia, o, e questo riguarda soprattutto le donne, per doveri di cura familiare (11,8%). E ancora, ci sono quelli che sono in transizione, prossimi ad uscire dalla loro condizione (8,9%) e poi ci sono i Neet scoraggiati. Questi ultimi sono l’11,2% dei 2.078.705 calcolati nel 2024 e sono persone che credono di non trovare un lavoro adeguato o di non trovarlo affatto e quindi non lo cercano più. La percentuale più alta è di coloro che sono disoccupati da oltre un anno, il 14%. Sono l’11,4% coloro che sono disoccupati da meno di un anno.
I sette volti del fenomeno Neet
Da acronimo (Neet) è nato un altro acronimo, Madei che rappresenta i 7 cluster in cui sono stati suddivisi i Neet. Madei sta per marginalizzazione, ansia, disillusione, entitlement, idea di lavoro. Così ci sono i Neet libertini, caratterizzati da spensieratezza e voglia di libertà, che vedono la condizione di Neet come un’opportunità per godersi la vita senza pressioni. Tendono a valorizzare il tempo libero e le esperienze personali rispetto alla carriera. Spesso supportati economicamente dalla famiglia o da partner, non sentono l’urgenza di entrare nel mercato del lavoro. Poi ci sono i disillusi che provano rabbia e rancore verso il sistema, con un atteggiamento di deresponsabilizzazione. Questi giovani hanno spesso avuto esperienze lavorative negative che li hanno demotivati e portati a una visione pessimistica del lavoro. Sentono di essere stati sfruttati o maltrattati e tendono a ritirarsi come forma di protesta. E poi i pretenziosi che hanno elevata autostima e consapevolezza dei propri diritti, accompagnati da un atteggiamento di entitlement. Si aspettano di trovare subito un lavoro che rispecchi le loro aspettative senza dover scendere a compromessi. Spesso rifiutano opportunità che considerano inferiori alle loro qualifiche. Poi ancora i pit-stopper che si sentono sicuri e soddisfatti, utilizzando il periodo da Neet come una pausa riflessiva. Vedono questo tempo come un’opportunità per ricaricarsi e valutare con calma le loro prossime mosse. Non hanno fretta di entrare nel mondo del lavoro e preferiscono aspettare l’occasione giusta. I fragili invece soffrono di ansia, pessimismo e scarsa autostima, percependosi inadeguati. Hanno difficoltà a gestire lo stress e spesso si sentono sopraffatti dalle aspettative della società. Molti di loro hanno bisogno di supporto psicologico per superare le loro paure e insicurezze. Nel sesto cluster ci sono i ritirati, dediti e premurosi, "spesso rinunciano per necessità familiari, mostrando frustrazione ma anche desiderio di rimettersi in gioco. Questo segmento include spesso madri o giovani che si prendono cura di familiari malati. La loro priorità è la famiglia, ma desiderano comunque trovare un equilibrio che permetta loro di lavorare", spiega Meli. Infine, i disorientati, dinamici e volenterosi, ma confusi e incerti su quale strada seguire, alternano momenti di ottimismo a sconforto. Hanno molteplici interessi ma non riescono a decidere quale perseguire. Questa indecisione li porta spesso a procrastinare o a evitare di prendere decisioni definitive.
La condizione delle donne Neet
La situazione femminile, tuttavia, fa un po' caso a sé. Dentro quel 13,1% che è senza lavoro, studio o formazione, dicevamo, per motivi familiari, che significa perché è diventato genitore, o è in attesa di un figlio, la grande maggioranza è di sesso femminile. In particolare in Italia, dato che gli ultimi dati Eurostat ci mostrano come le madri lavoratrici siano state le prime vittime sacrificali, con un tasso di disoccupazione che ci vede tragicamente primi in Europa. Nessuno peggio di noi, che abbiamo solo il 57,3% di donne con figli che hanno anche un'occupazione.
Lo studio Dedalo distingue i Neet dal punto di vista di genere ed evidenzia come tra le donne la quota di "né studio né lavoro" sia molto elevata e all’aumentare dell’età cresca la differenza con gli uomini. Se nella fascia 15-19 anni la percentuale di Neet femmine è quasi uguale a quella dei maschi - 5,4% e 6,6%, con l’età aumenta anche la distanza fino quasi a raddoppiare, in coincidenza del periodo fertile, della maternità e dell’impegno famigliare: nella fascia 30-34 anni le donne Neet sono il 31,5%, gli uomini il 15,2%. T
ra la popolazione femminile prevale chi la è per responsabilità familiari (20,6% contro il 2,4% dei maschi) e per responsabilità di cura “scelte” (15,8% contro lo 0,4%). Per quanto riguarda gli uomini, tra i maschi sono più numerosi i disoccupati di lungo periodo (19% contro 10,5%) e chi è in attesa di risposte da esiti di ricerche passate (15,8% contro 9,9%). Tra gli scoraggiati, c’è una prevalenza della componente maschile (13,6%) su quella femminile (9,5%).
Con Dedalo, la Fondazione GiGroup vuole proporre 5 idee per affrontare il fenomeno Neet, spiega la presidente Chiara Violini: rafforzare il collegamento scuola-mondo del lavoro; legare l’obbligo scolastico ad un titolo di studio riconosciuto; potenziare l’istruzione terziaria per ridurre il rischio di obsolescenza delle competenze; attivare percorsi di riattivazione e reinserimento attraverso incentivi e sostegni alla partecipazione; stimolare le istituzioni a seguire il percorso individuale e di studio delle persone durante la loro intera vita per arginare il rischio di dispersione. "Come persone, professionisti e come Paese - dice Violini - non possiamo permetterci di continuare a lasciare “soli”, ai margini del mondo dello studio e del lavoro, più di due milioni di giovani, dilapidando il potenziale delle nuove generazioni a scapito non solo della loro realizzazione di vita ma anche delle possibilità di sviluppo e benessere dell’intero Paese".