Non è facile trovare il bilanciamento tra gli impegni e le esigenze dei figli e risorse fisiche e mentali dei genitori - lo dicono gli psicologi, lo provano i genitori tutti i giorni da settembre a giugno quando alla vita si aggiungono: ingressi a scuola con la pioggia e SUV parcheggianti in doppia fila, uscite anticipate per visite mediche, attività extracurricolari da incastrare con organizzazione militare e merende in macchina e compleanni in giocheria un mercoledì pomeriggio qualsiasi.

Lo dicono la scienza, gli psicologi, le mamma/papà in giocheria un mercoledì pomeriggio qualsiasi da giugno a settembre quando la scuola chiude, i centri estivi pesano sulle finanze delle famiglie come vacanze di lusso, ma senza il lusso, e la scuola non c'è. 14 lunghissime settimane di incastri matti e disperati e bambini che vorrebbero anche annoiarsi ma non possono perché i nonni spesso lavorano, le case al mare in cui trasferirsi per 3 mesi sono sempre meno e le mamme (e i papà) urlano welfare ma dalla loro bocca esce "e adesso cosa mi invento?".

Gli unici a non dirlo, vederlo, sentirlo, immaginarlo sono tutti gli altri. Chi pensa che Anno Domini 2025 sia okay avere un sistema scolastico - uguale perlopiù - alla legge Casati del 1859, ma no dai che esagerata, alla riforma Gentile del 1923 sì, però. Un'organizzazione pensata su una società che non esiste più, adatto a un contesto agricolo, con famiglie in cui la donna non lavorava e non per famiglie sempre più spesso monogenitoriali, in cui le madri lavorano eccome, senza poter contare su reti di supporto. Su questo siamo d'accordo?



La petizione Ristudiamo il calendario

Dunque, 1923 - 2025. Ogni estate, in Italia, torna puntuale il problema di come gestire i figli una volta terminate le lezioni scolastiche. E nel mentre che ci si pensa, Ristudiamo il calendario, una petizione promossa nel 2023 da WeWorld e Mammadimerda, continua a guadagnare adesioni superando oggi le 72 mila firme, basteranno?

Il suo obiettivo è chiaro: ripensare il calendario scolastico affinché rispecchi maggiormente le esigenze delle famiglie contemporanee. Non aumentare i giorni di scuola, ma distribuirli in modo differente lungo l’anno organizzandoli in maniera più bilanciata e prevedendo la possibilità di tenere aperti gli istituti anche nei mesi di giugno e luglio con attività non di tipo tradizionale-didattico, ma laboratori, iniziative sportive e proposte culturali, gestite da enti del Terzo Settore all’interno degli spazi scolastici, il tutto su base volontaria.

Un altro pilastro della proposta riguarda l’introduzione del tempo pieno obbligatorio per tutte le scuole italiane dai 3 ai 14 anni, garantendo però alle famiglie la libertà di scegliere tra tempo parziale e tempo pieno, senza subire discriminazioni legate alla disomogeneità territoriale dell’offerta scolastica.

"Non possiamo tollerare che l'estate diventi un amplificatore di disuguaglianze sociali - ha detto Valentina Rizzi, coordinatrice dei programmi nazionali di WeWorld. - Per molte famiglie, la chiusura delle scuole significa trovarsi senza risorse, senza spazi adeguati e senza supporti. Per molti bambini e adolescenti, invece, rappresenta una perdita di opportunità di crescita, esperienze e relazioni. Vorremmo che ogni minore potesse vivere l'estate come un periodo ricco di relazioni, scoperta e cura, e non come un vuoto da affrontare in solitudine".

Parlare di calendario scolastico, "è una questione politica, culturale e sociale. Vuol dire affrontare temi come l’equità, il carico mentale, la salute e, soprattutto, il diritto al tempo" - ha commentato Francesca Fiore, cofondatrice di Mammadimerda insieme a Sarah Malnerich.

Organizzazione scolastica okay, ma serve anche molto altro

Se il punto di partenza di Ristudiamo il calendario è la pausa estiva italiana che dura in media 14 settimane, la seconda più lunga in Europa dopo Turchia, Lituania e Lettonia, contribuendo così ad accentuare le disuguaglianze tra chi può permettersi attività educative estive e chi no: il tema non si limita - e non può limitarsi - solo all’organizzazione scolastica. La petizione si inserisce infatti in una visione più ampia, che invoca una riforma complessiva della conciliazione tra vita privata e lavorativa.

Questo significa non solo ripensare l’articolazione degli orari scolastici, ma anche intervenire sui congedi parentali, di maternità e paternità, in modo coordinato. Strumenti integrati che favoriscano contemporaneamente opportunità di inclusione e sostegno all'uguaglianza anche per chi si occupa dei figli, che in gran parte - Anno Domini 2025 - scoop: sono le madri.