In Europa c'è una qualche disomogeneità in tema di diritto all'aborto, e questo nonostante il nostro sia il continente che, tra tutti, lo tutela di più. Ma non abbastanza, almeno secondo l'Unione Europea, che da tempo sta cercando agire per rendere i paesi che la compongono più allineati. Già nel 2022, infatti, il Parlamento UE aveva esortato i Paesi dell'Unione a depenalizzare l'aborto e a eliminare e combattere le restrizioni giuridiche, finanziarie, sociali e pratiche ancora presenti in alcuni Stati membri. Qualche mese prima, nel gennaio del 2022, durante la sessione plenaria del Parlamento Europeo a Strasburgo, il presidente francese Emmanuel Macron aveva detto che il diritto all’aborto sarebbe dovuto essere integrato in maniera più esplicita nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea. Nel suo discorso Macron aveva sottolineato l’importanza di intraprendere azioni "audaci" perché l’Unione Europea si possa affermare come una "potenza nel futuro", per poi ribadire come a suo avviso fosse necessario "aggiornare la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea per riconoscere in maniera più esplicita il diritto all’aborto e la protezione dell’ambiente". In questo 2024 il presidente francese ha prima agito in patria, quando il 4 marzo ha ottenuto l'okay dal Senato per introdurre il diritto all'aborto nella Costituzione, per poi vedersi appoggiato nelle sue richieste di due anni fa anche in Europa. Il Parlamento europeo, infatti, si schiera oggi a favore del diritto universale all’aborto e chiede che sia aggiunto alla Carta dei diritti fondamentali dell’Ue.

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Il diritto all'aborto in Europa

La battaglia iniziata il marzo scorso a Parigi, con l’iscrizione del diritto all’aborto nella Costituzione francese, si allarga quindi a tutta l’Europa e trova nell’Aula dell’Eurocamera una maggioranza composta da Sinistre, Socialisti, Verdi e Liberali, ai quali si è aggiunta una delegazione di circa 40 eurodeputati del Ppe, che hanno votato la risoluzione in dissenso rispetto al resto del gruppo. La risoluzione invita i Paesi Ue a “depenalizzare completamente” l'aborto in linea con le linee guida dell'Organizzazione mondiale della sanità del 2022 e "a rimuovere e combattere gli ostacoli all'aborto", invitando in particolare "Polonia e Malta ad abrogare le loro leggi che lo vietano e lo limitano". L'interruzione di gravidanza è, infatti, ancora illegale a Malta, salvo in caso di rischio di morte per la donna, in Ungheria le donne incinte sono costrette ad ascoltare il battito cardiaco del bambino fin dalla prima ecografia. In Polonia il parlamento ha proprio in questi giorni avviato una discussione su quattro differenti proposte di legge per liberalizzare l’aborto e superare così il divieto quasi totale che era stato introdotto dal precedente governo.

La Ue aveva bacchettato anche l'Italia, tanto che nella risoluzione con cui porta avanti la richiesta di inserimento del diritto all'aborto nella sua Carta dei diritti fondamentali, scrive che nel nostro paese l'accesso all'assistenza all'aborto sta subendo erosioni", con "un'ampia maggioranza di medici che si dichiara obiettore di coscienza, cosa che rende estremamente difficile de facto l'assistenza all'aborto in alcune Regioni". Va male, rischia di andare peggio. Perché ad aprile 2024 un emendamento al dl Pnrr, su cui il governo ha messo la fiducia, dice che le Regioni, nell'organizzare i servizi dei consultori, possono "avvalersi, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, anche del coinvolgimento di soggetti del terzo settore che abbiano una qualificata esperienza nel sostegno alla maternità". Questi soggetti sarebbero gli anti abortisti, detti anche pro life, vale a dire associazioni che propongono di obbligare le donne ad ascoltare il battito cardiaco del feto prima di abortire. E questo è tanto più un problema in Italia, dove ci sono troppo pochi consultori, a corto di personale, e per questo non sempre aperti. E se in quei pochi dovessero essere accolti anche gli attivisti anti abortisti, si andrebbe a soffocare una situazione che ha già poca autonomia d'ossigeno. Inoltre, la prassi prevista dai consultori per una donna che vuole abortire è già che venga seguita da un assistente sociale e se necessario anche da uno psicologo. In modo professionale, tale per cui vengono considerate tutte le opzioni, anche quella di tenere il bambino. Ecco, esattamente contro questo tipo di scenario si è attivato il governo laburista di Sir Keir Starmer, che in Inghilterra e Galles a introdotto le "Safe Access Zones”, ovvero aree di accesso sicuro alle cliniche per l'aborto, attorno alle quali, per proteggere le donne che accedono a questi servizi, saranno vietati i volantini pro life, e saranno vietate anche le proteste anti-aborto, così come le preghiere, pure quelle silenziose, e le veglie religiose.

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Che cosa sono le Safe Access Zones per l'aborto

Come spiega l’Home Office, ogni consultorio o clinica per l’interruzione di gravidanza avrà una "Safe Access Zone”: nel raggio di 150 metri dall’ingresso, saranno vietati abusi verbali e psicologici nei confronti delle donne che vogliono abortire e ogni pratica che voglia o possa influenzare la loro decisione. Sarà dunque un crimine, che lo si commetta intenzionalmente o meno, “influenzare la decisione di una donna mentre si dirige in una clinica per l’interruzione di gravidanza”, o “cercare di limitarne i movimenti”, oppure “causare ansia, molestie psicologiche e verbali, angoscia”. Non solo. Nelle Safe Access Zone intorno alle cliniche volute dal governo laburista, sarà vietato anche urlare contro coloro che vogliono accedere ai servizi sanitari per l'interruzione di gravidanza. Chi infrangerà la legge, riceverà una multa potenzialmente illimitata. I sostenitori pro-choice hanno anche accolto con favore le nuove linee guida del Crown Prosecution Service (CPS) pubblicate giovedì scorso, che, dicevamo, menzionano specificamente come proibito "tenere una veglia o pregare, anche in silenzio". Kerry Abel, presidente della campagna nazionale pro-choice Abortion Rights, ha affermato che il provvedimento ha segnato l'inizio di un "cambiamento di scenario" e ha accolto con favore la menzione della preghiera silenziosa tra le azioni vietate, che secondo lei era stata finora usata come "copertura" per l'intimidazione.

La legge che istituisce zone cuscinetto attorno alle cliniche per l'aborto in Scozia è entrata in vigore il mese scorso, mentre in Irlanda del Nord sono già in vigore da settembre 2023. Tuttavia, nonostante i manifestanti anti-aborto fossero assenti all'esterno di alcuni centri, dove hanno mantenuto una presenza quasi quotidiana, si pensa che continueranno ad agire. Il Guardian ha parlato con tre persone che sostavano con un rosario e un cartello in una strada vicino a un centro MSI Reproductive Choices, nel centro di Londra, tra cui un uomo che ha affermato di essersi allontanato per assicurarsi di essere fuori dal raggio di 150 metri. Le linee guida del CPS per i pubblici ministeri hanno anche osservato che una precedente sentenza della Corte Suprema in relazione all’Irlanda del Nord “ha riconosciuto che potrebbero sorgere questioni fattuali di una certa delicatezza” quando si tratterà di valutare alcune condotte. "Di conseguenza, una persona che svolge una qualsiasi di queste attività all'interno di una Safe Access Zone non commetterà necessariamente un reato penale. I procuratori dovranno considerare non solo tutti i fatti e le circostanze della condotta specifica, ma anche il contesto in cui la condotta si verifica", ha aggiunto. Ailish McEntee, ostetrica che lavora per Reproductive Choices, ha comunque accolto con favore le nuove normative. "Questo provvedimento respinge la narrazione secondo cui stiamo parlando di qualcosa di diverso da una procedura medica", ha detto al Guardian. "Avere queste zone di accesso sicuro eliminerà l'elemento di molestie immediate e il tipo di tattiche intimidatorie che i pazienti e il nostro personale hanno dovuto sopportare per anni".

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