La condivisione di materiale intimo senza consenso è, a tutti gli effetti, una forma di violenza e questo significa, prima di tutto, che ha delle pesanti conseguenze psicologiche su chi la vive. "Isolamento, stigma sociale, familiare e lavorativo, vergogna, depressione, disturbo post traumatico, atti autolesivi e azioni suicidarie", elenca a Fanpage la start up Tconsulta. In Italia sono quasi 2 milioni le vittime di condivisione non consensuale di materiale intimo e estorsione sessuale e di queste, secondo le ultime stime, il 16% ha pensato al suicidio o ha compiuto atti di autolesionismo. Per questo Tconsulta assieme a PermessoNegato, la più grande associazione europea per il contrasto al revenge porn, ha lanciato il primo primo sportello di sostegno psicologico dedicato a chi si trova a vivere questo tipo di situazione.

sportello revenge pornpinterest
Maryna Terletska//Getty Images

Il servizio si chiama Primo soccorso psicologico e comprende fino a tre consulenze virtuali, a cui si può accedere via smartphone previa prenotazione, 24 ore su 24, 7 giorni su 7, nella helpline di PermessoNegato. Se necessario, le vittime di revenge porn potranno anche fruire di un counseling aggiuntivo allo scopo di dare loro i primi strumenti per affrontare la situazione. Si tratta del primo servizio psicologico strutturato pensando, nello specifico, ai problemi di violenza tramite immagine e segue il lavoro dei ricercatori di Tconsulta che, dalla pandemia, gestisce un servizio di consulenza psicologica online. A questo si aggiunge l'esperienza di PermessoNegato che ha già sperimentato un servizio in supporto alle donne in difficoltà in collaborazione con MamaChat, il primo Ente Europeo per le richieste d’aiuto via chat.

"Spesso gli effetti collaterali colpiscono per le conseguenze dirette dell'abuso, ma c'è anche un fattore secondario", spiegano gli esperti di Tconsulta, "Sono le risposte sociali e comunitarie, il senso di stigma di vergogna. Se mancano le strutture per sostenere queste persone è impossibile per loro rielaborare il trauma e superarlo, rimangono schiacciate". Secondo PermessoNegato, l’età media delle vittime è di circa 27 anni. Il 70% sono donne, il 30% uomini e il 13% appartiene alla comunità LGBT+. Il fenomeno sta ormai diventando sempre più noto agli italiani e il 75% ne ha almeno sentito parlare. Il 35% delle vittime, però, non sa che costituisce reato. Per questo è importante che chi subisce una violenza tramite condivisione non consensuale di materiale intimo abbia un appiglio, qualcuno a cui rivolgersi anche solo per conoscere i propri diritti e iniziare a chiamare le cose con il nome giusto.

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