Per un istante ho pensato che la vera notizia fosse quel polso abbronzato dell’agente della Guardia di Finanza che, brulicante di braccialetti in caucciù, invade la crocchia di dreadlocks e perline colorate di Carola Rackete. Ho mandato indietro il video dell’arresto della Capitana di Sea Watch almeno 10 volte. In tutte e 10 ho pensato: come può la mano di un solo uomo spingere metaforicamente le teste di tutti noi sui sedili di quell’auto blu? Davvero vogliamo vedere l'arresto di Carola Rackete solo così, al suon di "vogliamo vedere le manette"? Nella sostanza l’idealismo di Carola Rackete ha salvato le vite dei 42 migranti a bordo della nave che sono così arrivati in un centro d'accoglienza a Lampedusa. Poi i finanzieri sono saliti a bordo della nave e l'hanno arrestata. Lei, mentre scende dalle scalette della nave, si ferma, alza lo sguardo e scruta l’orizzonte. Il momento è solenne. Ci avete fatto caso? Chi è nel giusto alza sempre lo sguardo, chi maneggia un timone deve proprio alzarlo. La missione qui è umanitaria, nel senso che è economica, etica, sociale e filantropica. E certamente anche personale, nel senso di missione cosmica tout court. Mi pare ovvio, la responsabilità di Carola Rackete riguarda delle vite umane e delle leggi internazionali. E lei sembra saperlo molto bene. Ma se solo provassimo a lasciare un attimo stare le questioni di geopolitica e provassimo a guardarla dal punto di vista umano?

Carola Rackete durante lo sbarco a Lampedusa e l’arrestopinterest
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Carola Rackete durante lo sbarco a Lampedusa e l’arresto
Eppure, le offese a Carola la Capitana del mare sono fioccate come neve. Quella che mi ha colpito di più è questa che trovo un ottimo invito per riflettere su quanto dobbiamo ancora macinare in nome dell’emancipazione femminile: davvero l’aspetto fisico durante un arresto è questione di cui discutere? “Da donna a donna”? Col cuore, posso dire che tutte le 10 volte che ho riguardato il video dello sbarco di Carola Rackete, ho avuto come primo pensiero quello di “sperare che, siccome è tedesca, non potesse comprendere le atrocità che le stavano urlando quei ragazzi da terra” “Menomale che parlano in dialetto siciliano!”, ho pensato. Poi ho scoperto chi è Carola Rackete: ha 31 anni, è tedesca, parla 5 lingue e tra queste non c’è l’italiano. Né tantomeno il dialetto siculo. E puff, per un momento mi sono sentita (stupidamente) sollevata. Scopro così che non ha profili su Facebook e Instagram e che sull’unico account che ha, su LinkedIn, si descrive così: "Conservazione della natura. Azione umanitaria. E un po’ di scienza polare". Oltre alla sua lingua madre, il tedesco, la 31enne Carola parla spagnolo, inglese, francese e russo. Si è laureata in scienze nautiche all'Università di Jade, nel 2011. Poi ha conseguito un Master in conservazione ambientale in Inghilterra, all'Università di Edge Hill. Ha fatto la guida turistica e si è occupata persino di manutenzione delle attrezzature del Parco Naturale della Kamchatka tra i vulcani. Scopro che a 23 anni, ha trovato posto sul ponte di comando di una nave rompighiaccio operativa al Polo Nord per l'Alfred Wegener Institute, un importante istituto oceanografico tedesco. Due anni dopo è diventata secondo ufficiale sulla Ocean Diamond, una nave da esplorazione, sempre tra i ghiacci. In seguito stesso ruolo sulla Artic Sunrise di Greenpeace. Ha lavorato anche sulla flotta della British Antartic Survey e lo scorso anno ha fatto per tre mesi la guida per le Poseidon Expeditions, nell’artico russo, tenendo lezioni sull'ecologie e conducendo spedizioni a terra e in barca. In Francia è stata volontaria per la lega per la protezione degli uccelli e ha curato rapaci, uccelli marini e piccoli mammiferi.
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I migranti sulla nave Sea Watch che Carola Rackete chiamava "guests"

Fino al 2016 quando inizia a collaborare con Sea Watch: “La mia vita è stata facile, ho potuto frequentare tre università, sono bianca, tedesca, nata in un paese ricco e con il passaporto giusto”, ha dichiarato Carola a Repubblica. “Quando me ne sono resa conto ho sentito un obbligo morale di aiutare chi non aveva le mie stesse opportunità”. È evidente che Carola Rackete ha ben presente la sua missione e il timone è metafora della sua vita, non solo via mare. Semplicemente, come tutte le persone impavide, divide.

Finisco poi su un post di Facebook della giornalista di The Vision, Jennifer Courson Guerra che recita: “Abbiamo letto tutti, con orrore, quello che stanno scrivendo sui social nei confronti di Carola Rackete. Un elemento ricorrente è quello dello stupro. (…) Chi augura uno stupro non ci considera esseri umani, ci deumanizza, ci riduce a delle prede!”.
Vero, penso, parole forti, ma come può passare nella testa di un uomo, in un momento così solenne come quello dello sbarco, la voglia di inneggiare anche lontanamente alla violenza sessuale? Cosa c'entra? Come possiamo, da donne soprattutto, passarci sopra? Per riprendermi dall’amarezza corro su Wikipedia a rileggere la storia di Giovanna d’Arco. Siccome è dalla notte dei tempi che viviamo la discriminazione di genere, credo che sia fondamentale tenere vive queste icone femminili che hanno sacrificato la loro vita in nome di un ideale politico. Sono certa comunque che le donne impavide e la solidarietà in nome di un ideale siano anche di questo millennio e continuo la mia indagine, commuovendomi letteralmente nel guardare l’intervista di La7 a Giorgia Linardi di Sea Watch mentre con aplomb risponde agli attacchi di un’esponente della Lega. “È da 4 anni che portiamo avanti un’azione umanitaria, provi a fare un giro in Libia…”.

Nel frattempo, mentre sento il gay pride passare sotto casa con Lady Gaga a volumi stratosferici, il Sole24ore pubblica un aggiornamento su perché “la Sea Watch 3 ha fatto bene ad attraccare a Lampedusa” con una spiegazione accurata di Fabio Sabatini, professore associato di Politica economica all’Università La Sapienza su Twitter. Intanto Carola Rackete, già iscritta nel registro degli indagati dalla Procura di Agrigento per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e per rifiuto di obbedienza a nave da guerra, non ha ancora rilasciato dichiarazioni. Di questo 29 giugno 2019 (che doveva essere il sabato dedicato al mondo queer e ai gay pride) rimangono tanti quesiti e una bella consapevolezza: che sia giunto il momento di imparare a riflettere su questioni più grandi di noi senza dover necessariamente demonizzare qualcuno? Per aiutarci a essere meno haters basterebbe anche solo recitare ogni sera prima di andare a letto questo assioma di Platone. 3 volte, come fosse un mantra: “Ogni persona che incontri sta combattendo una battaglia di cui non sai niente. Sii gentile. Sempre”.