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Valeria Bruni Tedeschi: biografia, carriera e vita privata

Ritratto di una delle protagoniste più raffinate, brillanti ed eclettiche del cinema contemporaneo

Di C.M.
valeria bruni tedeschi biografia

Attrice, regista, ma anche sceneggiatrice e montatrice. Valeria Bruni Tedeschi è un'artista raffinata ed estremamente versatile, con un percorso biografico che ha a sua volta le sembianze di un film. Nata a Torino nel 1964 e oggi naturalizzata francese, può vantare una filmografia incredibile. In qualità di interprete, ha recitato in quasi 70 settanta film per il cinema, 10 film per la televisione e 6 cortometraggi. In quanto regista e sceneggiatrice, invece, ha girato e scritto tre film: È più facile per un cammello..., Actrices, e Un castello in Italia, che hanno ricevuto tutti un un ottimo riscontro da parte di critica e pubblico.


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Legata per molti anni (dal 2007 al 2012) all'attore francese Louis Garrel - con in quale ha una figlia adottiva, Oumy Bruni Garrel - di quasi 20 anni più giovane, Valeria Bruni Tedeschi è celebre tanto in Italia quanto in Francia, avendo recitato parallelamente in pellicole italiane e francesi, ma ha sempre scelto di tenere la sua vita privata al riparo dal clamore mediatico. Questo è il ritratto di una delle attrici più raffinate, brillanti ed eclettiche del cinema contemporaneo.

Biografia di Valeria Bruni Tedeschi: le radici di una doppia identità

valeria bruni tedeschi e sua mamma
Getty Images

All'età di 9 anni Valeria Bruni Tedeschi lascia l'Italia per trasferirsi in Francia, a Parigi, insieme alla sua famiglia. Una decisione dettata dalla paura dei genitori di un rapimento da parte delle Brigate Rosse, dato che quella dei Bruni Tedeschi era una famiglia di origine ebraica molto influente a Torino. Il padre di Valeria Bruni Tedeschi, infatti, era un importante industriale: per tale ragione, l'intera famiglia decide di cambiare città. Oltre a essere un noto imprenditore, il padre di Valeria Bruni Tedeschi era anche un importante compositore, da cui Valeria ha ereditato la sua passione per l'arte.

Una famiglia tra arte, musica e cultura

valeria bruni tedeschi
Getty Images

Valeria Bruni Tedeschi è la sorella di Carla Bruni, l'attrice, cantautrice, nonché modella italiana ma naturalizzata francese, che in passato è salita alla ribalta anche per essere la moglie dell'ex presidente della Repubblica francese Nicolas Sarkozy. Inoltre, Valeria Bruni Tedeschi è la cugina di secondo grado della famosa ballerina Alessandra Martines, anche lei attrice. Quello della recitazione deve essere un dono di famiglia, dal momento che anche la madre di Valeria Bruni Tedeschi è stata attrice, oltre che una pianista molto apprezzata, trasmettendo alle sue due figlie la passione per il teatro e per la musica. Un altro fatto riguardante la famiglia di Valeria Bruni Tedeschi riguarda il fratello, Virginio, morto nel 2006 all'età di 47 anni a causa delle complicazioni da Aids e Hiv. Una vicenda dolorosa che ispirerà il suo film del 2013, Un castello in Italia, con protagonisti la stessa Valeria, Louis Garrel e Filippo Timi.

Valeria Bruni Tedeschi ha parlato della sua famiglia anche in un'intervista in occasione della presentazione del suo film I villeggianti alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2019. Di seguito la trascrizione.

«La mia famiglia è come un film», vita e cinema di Valeria Bruni Tedeschi, attrice e regista

Nel suo quarto film, I villeggianti, dove recita e dirige, c’è un marito che la lascia per una modella di lingerie, un fratello morto, una mamma, una figlia, una sorella sposata con un uomo importante: tutto vero, tutto finto

Valeria Bruni Tedeschi è in macchina, nel sud della Francia, dove sta girando un film di Dominique Moll. Ha appena superato un assembramento di gilets jaunes, i gilet gialli che protestano in Francv. «Preferirei non parlarne», comincia, ma poi non riesce: «Le loro rivendicazioni sono giuste, quel che trovo terribile è che gli estremisti approfittino della situazione». Poco lontano da dove si trova ora, in Costa Azzurra, ha ambientato il suo quarto film da regista, I villeggianti (nelle sale dal 28 febbraio 2019), con mamma Marisa, zia Gigi, figlia, sorella, ex marito, veri o per gioco, una piacevolissima sorpresa all’ultimo festival di Venezia. Che poi, sorpresa mica tanto. Valeria ormai è una certezza anche come regista.

In questo film, un gruppo di amici e parenti si ritrova in una grande villa al mare (la sua famiglia ne ha una a Cap Nègre dove ogni estate trascorre le vacanze): si parla d’amore, di dolore, di solitudine con un tocco leggero che ricorda la magia di Woody Allen, e dove l’attrice Valeria è sempre più vicina all’elegante ironia di Monica Vitti e alla goffa onestà di Greta Gerwig. Torinese di origini, Valeria vive a Parigi da quand’era ragazzina, e forse è proprio il mix Italia-Francia la chiave del suo tono agrodolce, dell’equilibrio perfetto tra commedia e dramma.

Alla conferenza stampa di Venezia – lì sì – l’attrice della Pazza gioia è stata molto italiana: ha portato quasi tutto il cast, anche Oumy, la sua bambina di 9 anni, e la zia di 94 che sul set si dimenticava le battute e improvvisava magnificamente. «Purtroppo ho dovuto tagliare alcune scene», racconta Valeria. «In una, zia Gigi diceva che non sa dove farsi seppellire, è indecisa fra tre cimiteri e chiede se è possibile fare una rotazione, un po’ di anni al lago, un po’ a Parigi, un po’ al mare... Da giovane voleva fare l’attrice ma il marito gliel’ha impedito». Nel film, Valeria è Anna. Riccardo Scamarcio è il marito che la lascia per una donna più giovane (come Louis Garrel ha lasciato lei per Laetitia Casta), Valeria Golino è sua sorella -Carla Bruni?- ed è sposata con un ex imprenditore che ricorda molto il vero cognato, il politico Nicholas Sarkozy. «Non è un film autobiografico, è l’adattamento della mia vita. Anziché partire da un libro, parto da quel che conosco ma poi lo reinvento. Gioco con la verità: è un’autobiografia immaginaria».

Sarà anche immaginaria ma alcune persone sono decisamente riconoscibili. In famiglia non si arrabbiano?

«In famiglia si discute. Intorno al tavolo della casa al mare abbiamo litigato tanto, come dice mia mamma è un miracolo che stia ancora in piedi. Però, sia lei sia mia sorella hanno una forte sensibilità artistica: se capiscono che l’idea è buona non si oppongono».

Non sente di rubare dalle vite degli altri?

«Ho tanti sensi di colpa, ma quello no. Non rubo. Osservo e reinterpreto. Parlo di loro per parlare di tutti. La vita è difficile, piena di dolore, solitudine, paura di essere abbandonati. Nessuna villa o denaro ti protegge da quello. Cerco di mettere un po’ d’ordine nel caos. Siamo tutti sulla stessa barca...Una barca bucata».

La salvezza è l’ironia?

«Aiuta a vivere. La condizione umana è fondamentalmente ridicola. Se riesci a rimanere in contatto con quest’idea, a ridere di te stesso, vivi meglio. La mia Anna non è ironica, soffre troppo, a volte è divertente ma senza volerlo. Sono io come regista che la guardo con ironia. Sì, la risata è un balsamo».

Uno dei grandi dolori della sua vita è la perdita di suo fratello, che qui torna da fantasma.

«Avrei voluto continuare a vivere con lui e grazie al cinema lo posso evocare, è un modo per continuare a parlare con Virginio. Gli dico: “Non ti vedevo da anni! Che bello...”. Era una scena rischiosissima, la più difficile».

Con questo film ha aiutato mamma e zia a elaborare il lutto?

«Non credo. Le ho aiutate perché le ho fatte sentire osservate, guardate. In questa fase della mia vita sto bene solo quando mi prendo cura di loro o dei miei figli. Questi 50 anni non sono tanto facili. Il tempo che passa, la solitudine, infinite riflessioni sul senso della vita... Ecco, l’unico modo per uscire da questa angoscia è guardare gli altri. Per mia mamma è importante sapere di avere un ruolo nella gestione della nostra vita e in quella di mia sorella. Coi nipoti ha un rapporto fantastico, è amore puro, senza le nevrosi che inquinavano quello con me».

Perciò il cinema non è una terapia.

«Vorrei tanto che lo fosse. Ho iniziato a fare questo lavoro per nutrire la mia vita. Mi diverto, sto in mezzo alla gente. All’inizio era davvero un club di incontri, un’agenzia matrimoniale. Facevo teatro anche per innamorarmi. Terapeutico in quel senso sì, ma non per guarire dal dolore e dalla confusione esistenziale. Faccio film per guadagnare soldi, per pagare uno psicanalista che però non mi aiuta e mi spinge a lavorare di nuovo. La mia vita è completamente inutile».

Fa girare l’economia...

«Sì, creo un sistema economico tutto mio. A modo suo funziona».

In questo film affronta anche il tema delle molestie, in modo molto delicato: un vecchio amico di famiglia che allungava le mani su di lei bambina.

«Mi ci sono voluti 50 anni per dire qualcosa al riguardo. Da bambina ti senti sola, in colpa, provi vergogna».

E ne aveva parlato con sua madre...

«Non è successo a me... Non si sa, non è importante. L’importante è che tanti anni fa ci si sentiva dire: non è nulla di grave. Ora, per fortuna, c’è maggiore consapevolezza, le nostre figlie sanno interpretare. Anzi, ormai ne parliamo così tanto che hanno le antenne fin troppo alzate. Siamo diventati più diffidenti anche noi adulti. Il movimento #MeToo è ottima cosa ed era necessario, ma ha anche creato molte paure, c’è una nuova ondata di puritanesimo, siamo diventati paranoici. È il ciclo della vita».

La scenata che fa a suo marito in stazione nel film è successa davvero? Le capita di perdere il controllo così?

«Non spesso, non in quel modo. A volte nei film sono quella che vorrei essere. Ma alla fine le scenate sono un boomerang, non servono a niente, ti lasciano solo tanta amarezza».

Sua figlia si è divertita sul set?

«Sì, anche se ogni tanto mi chiedeva: posso andare a giocare? Va bene così, non so se ripeterà l’esperienza. Di certo mi ha stupito la sua potenza sullo schermo».

A un certo punto la zia commenta: «Pensa, un giorno sarà lei (la figlia di Valeria-Anna che è di origine senegalese, ndr) a ereditare tutto».

«Già, il mondo nuovo erediterà il vecchio mondo. Una fortuna? Mica tanto, non gli consegniamo un gran bel mondo».

A 20 anni immaginava così la sua vita?

«Per niente. Non immaginavo certo le tragedie. Sono fortunata, amicizia e amore si confondono nella mia vita. Ma è più stramba di come la pensavo allora. Mi piace, si è fatta da sola, tutta storta, tra difficoltà e miracoli, perché i miei figli sono arrivati in modo del tutto inaspettato (Oumi e Noè, 4 anni, sono stati adottati, ndr). Non pensavo di fare la regista, per esempio».

Continuerà a recitare?

«Ne ho bisogno, ma sono più esigente. Ho bisogno di sentirmi tenuta e guardata da registi con una visione potente. Parlo di potenza dell’immaginario: mi devono portare in posti nuovi di me stessa, come ha fatto Virzì».

A Venezia ci aveva detto che avrebbe voluto essere amata un po’ di più dagli uomini. Cosa ha capito dell’amore?

«Che è raro, prezioso, fragilissimo. Come un fiore delicato ha bisogno di acqua, luce, protezione, attenzione. Se non gliene dai appassisce e poi è quasi impossibile farlo rinascere e difficilissimo trovarne un altro. Ho anche capito che non puoi cambiare l’altro. Devi accettarlo com’è. Se poi ti viene incontro tanto meglio, ma la voglia di cambiare, la gioia di cambiare, deve partire da lui».

Il grande amore deve ancora arrivare?

«Non so quanti se ne possano avere di importanti nella vita. Spero di poterne vivere ancora. O forse ognuno di noi nasce con una dose di grande amore da spendere e una volta esaurita quella... Sarebbe così triste. Uno, me ne basta solo uno».

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Un castello in Italia

Un castello in Italia
Credit: courtesy photo

Gli inizi davanti alla macchina da presa

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Getty Images

Quando Valeria Bruni Tedeschi approda in Francia, comincia a frequentare a Nanterre i corsi di teatro all'Ecole des Amandiers, dove insegnava anche il regista Patrice Chéreau. Fu proprio il suo insegnante che diede l'opportunità alla giovane Valeria di esordire nel mondo del cinema nel 1987 nel film Hotel de France, diretto dallo stesso Chéreau.

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Attrice e regista: i film di Valeria Bruni Tedeschi

valeria bruni tedeschi
VALERY HACHE//Getty Images

Da quel momento, la sua carriera è esplosa e l'attrice ha recitato in pellicole di crescente prestigio tra cui Storia di ragazzi e di ragazze (1989), Condannato a nozze (1993), Mon Homme (1996), La felicità non costa niente (2003), Baciami ancora (2010) e Saint Laurent (2014). Una carriera brillante che le è valsa numerosi riconoscimenti internazionali. Dal 1996 al 2017 Valeria Bruni Tedeschi ha vinto 5 David di Donatello, ha ricevuto 3 candidature e un Premio Cesar, 7 nomination e 3 premi al Nastro d'Argento, un Ciak d'oro, 3 candidature agli European Film Awards, 3 premi al Tribeca Film Festival, 2 Premi Pasinetti alla Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia, un Premio Louis-Delluc, un premio al Festival di Cannes e, infine, un Premio Anna Magnani al Bari International Film Festival.

Nel gennaio del 2014, Valeria Bruni Tedeschi è stata nominata Cavaliere dell'Ordine delle arti e delle lettere in Francia.

Parallelamente, si dedica alla regia, firmando opere originali e personali come È più facile per un cammello..., Actrices, Un castello in Italia, I villeggianti e Forever Young - Les Amandiers, presentato a Cannes. I suoi film esplorano spesso legami familiari, identità e fragilità con uno sguardo intimo e sincero, e contribuiscono a delineare un percorso autoriale riconoscibile sulla scena del cinema europeo.

Vita privata e scelte controcorrente

valeria bruni tedeschi
Daniele Venturelli//Getty Images

Valeria Bruni Tedeschi, riguardo alla sua vita privata, ha raccontato in un'intervista con lucidità alcune esperienze giovanili legate alla droga e alla perdita di un ex compagno eroinomane. Negli anni, ha scelto di diventare madre adottando due figli. Nel 2009, insieme all'attore Louis Garrel, ha adottato Oumy, una bambina senegalese. Successivamente, nel 2014 e dopo la separazione da Garrel, ha adottato Noé, un bambino di origini vietnamite, affrontando le sfide burocratiche legate all'adozione da single. Attualmente, il fidanzato di Valeria Bruni Tedeschi è Sofiane Bennacer, attore conosciuto sul set di Forever Young. La loro relazione, segnata da una notevole differenza d'età, viene messa sotto osservazione dopo che su di lui emergono gravi accuse di stupro. L'attrice continua a sostenere cause sociali, mantenendo uno sguardo personale e libero sulle proprie scelte.

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Valeria Bruni Tedeschi oggi

valeria bruni tedeschi oggi
Ernesto Ruscio//Getty Images

Valeria Bruni Tedeschi oggi continua a esplorare nuovi linguaggi e ruoli. Interpreta la principessa Gaia Brandiforti nella serie L'arte della gioia, diretta da Valeria Golino, ottenendo una candidatura ai David di Donatello 2025. È protagonista in L’attachement, film d’apertura della XV edizione della rassegna Rendez-Vous, presentato al cinema Nuovo Sacher di Roma. Intanto veste i panni di Eleonora Duse nel biopic diretto da Pietro Marcello, che ne racconta gli ultimi anni tra arte e resistenza.

Articolo pubblicato l'01/02/2018 e aggiornato il 30/04/2025.

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