L’umanità ha sempre sognato, ma da quando lo fa a occhi aperti con i surrealisti, il pensiero che niente è impossibile ha messo radici nella nostra mente, ridefinendo convinzioni e convenzioni della stessa realtà. Meglio, di una realtà superiore, esplosa nel cuore dell’arte con una rivoluzione che invita anche le menti meno temerarie, a tuffarsi negli aspetti più profondi e spaventosamente seducenti, della psiche e della natura umana. Un invito a fare capriole con la libertà scatenata dalla filosofia di vita che guida il movimento d'avanguardia del 900 e tutto quello che non ha mai smesso di influenzare. Un modo di vivere e di vedere il mondo, comprese le follie dell'amore e della libertà, cresciuto un bel po’ dalla vigilia della rivoluzione del primo manifesto filosofico e poetico di André Breton del 1924. Salvador Dalì, la sua amata Gala (non solo nel dipinto ispirato all’Angelus di Jean François Millet) e parecchi amanti dell’arte, oltre Paul Éluard e Max Ernst, sono solo alcuni dei protagonisti della grande mostra al Mudec di Milano, tra gli enigmi avvincenti di René Magritte, gli eccessi e le trasgressioni condivise da Man Ray con Elsa Schiapparelli, l'accesso al subconscio di tante artiste e l'ampia selezione di capolavori della collezione di arte surrealista del Museo Boijmans Van Beuningen di Rotterdam, a partire dalla prima opera di un'icona della Biennale Arte 2022 come Leonora Carrington.
Alla storica dell’arte e curatrice del museo, Els Hoek, in collaborazione con Alessandro Nigro, professore di Storia della critica d’arte presso l’Università di Firenze, è affidata la cura del percorso espositivo, articolato da sezioni che toccano automatismi dell'inconscio e metamorfosi di paesi lontani, opere chiave, oggetti iconici e citazioni. A guidare il viaggio per sguardo e incanto, è lo stesso coro (vivace e irrefrenabile) di voci e stimoli, acceso da 180 dipinti, sculture, disegni, documenti e manufatti surrealisti che difficilmente lasciano tutti insieme le sale del museo olandese (alle prese con lavori di restauro dal 2019 al 2029), in dialogo con le opere della Collezione Permanente di Arte Contemporanea del Museo delle Culture di Milano.
"John ha due orecchie che sembrano ali. Sono così grandi che un giorno prendono il volo e volano via, lasciando il poveretto senza testa. Senor Moustache ha due facce, una figlia che mangia i ragni e una moglie capovolta, al 'piccolo George' cresce una casa invece di una testa, ma è felice di giocare con la sua casa". L'avvincente universo onirico del Milk of Dreams di Leonora Carrington, capace di far sognare la 59. Esposizione Internazionale d'Arte di Venezia curata da Cecilia Alemani, anima anche la sua prima opera che si avventura nel frutteto della mente con i due figli cresciuti come gemelli. Again, the Gemini are in the Orchard (1947), oltre a essere la sua prima opera documentata, diventa anche la prima dell'artista inglese, tra le più importanti del surrealismo (non solo per Dalì), acquisita dalla collezione del museo olandese grazie a ingenti fondi pubblici e privati.
L'opera di Leonora Carrington, rafforza la presenza e il contributo delle donne al surrealismo internazionale, dalla collezione a questa mostra. Insieme a Eileen Agar e l'accesso all'inconscio che la rende figura centrale della quarta sezione espositiva, aperta a caso e irrazionale, come lo è stata del gruppo surrealista britannico e tra le poche a prendere parte alla "London International Surrealist Exhibition" del 1936. Grazie alla sua capacità di distinguersi, sperimentando con tecniche e materiali nuovi, mentre scatta foto, dipinge oggetti insieme alle astrazioni delle forme organiche, realizza collage, arrivando ad assemblare con materiali vari anche L'Angelo dell'anarchia (1936-1940).
Il contributo della visionaria Meret Oppenheim, dopo aver lasciato la personale al MoMA di New York, con il suo approccio artistico non convenzionale, ferocemente originale e arguto, con Sous les résédas (1955), facendo riferimento a The Songs of Maldoror, focalizza la sua opera, realizzata dopo il suo ritirò dal mondo dell'arte per decenni, sulle piccole rosacee europee di resedas. Un simbolo di falsa modestia per l'uomo che nasconde la sua natura malvagia, nella sesta sezione della mostra dedicata allo stranamente familiare, spinto ben oltre l'ordinario. L'artista e scrittrice tedesca (Nora Berta Ruth) Unica Zürn, dopo aver nutrito il 'latte dei sogni' dei giardini dalla biennale, arricchisce la mostra con i grandi occhi umani di chimere e meduse che fluttuano nella mappa criptica del suo tormento interiore, con la sperimentazione artistica del disegno automatico, tra malesseri psicofisici reali e immaginari, preludio al suicidio del 1970.
Il Mae West Lips Sofa di Salvador Dalí che arreda la prima sezione della mostra con la rivoluzione surrealista, lungo il percorso, costellato dal Cadeau/Audace e acuminato di Man Ray, nella seconda dedicata alle origini dadaiste del surrealismo; la Venere di Milo a cassetti di Dalí nella mentre sognate della terza, o quella restaurata da Man Ray, nella quinta sezione dedicata al desiderio, tocca anche l'estro più surrealista di Elsa Schiapparelli e il sodalizio con Dalì, tra abiti a cassetti, Lobster dress, calzature per la testa, dettagli delle celebri labbra di Mae West, o del suo busto femminile che da forma al flacone del profumo femminile Shocking, prima della pipa per quello da uomo di Snuff. Un lungo viaggio spinto fino a La reproduction interdite di René Magritte e la sezione dedicata all'approfondimento del complesso rapporto tra il Surrealismo e le culture del sud globale, da approfondire a Milano.
How to: DALÍ, MAGRITTE, MAN RAY E IL SURREALISMO. Capolavori dal Museo Boijmans Van Beuningen, Mudec – Museo delle Culture, Milano (22 marzo - 30 luglio 2023) - www.mudec.it/ita/dali-magritte-man-ray-e-il-surrealismo