Quando usciremo andrò a mangiare la pizza. Quando usciremo vorrei andare a vedere il mare. Quando usciremo andrò al cinema. Quando usciremo correrò a riabbracciare mia sorella. È il gioco del "quando usciremo" e in questi giorni di quarantena, ahimè, lo conosciamo bene. Capita spesso di pensare a cosa ci piacerebbe fare in quel "dopo" che sembra ancora lontano e sfumato, ma che, d'altra parte, non possiamo fare a meno di provare a immaginare. Siamo portati a guardare in avanti, noi umani, e, anche se pensare al mondo post coronavirus può farci paura (sarà ancora come l'avevamo lasciato?) non possiamo trattenerci dal pensare alla gioia che ci daranno le piccole cose che prima davamo per scontate e ora ci mancano così tanto.

Da questo punto di vista, a portarci una ventata di speranza quando i telegiornali ci ricordano che siamo ancora in piena crisi, ci pensa la Cina. Sì, proprio quella Cina che abbiamo visto piegata dal virus mesi fa e che ora si sta lentamente rialzando, mostrandoci che quel "dopo" è davvero possibile. In Cina, così come in altri Paesi asiatici come Giappone e Corea del Sud, la vita sta riprendendo dopo la pandemia e questa è una notizia che fa bene a tutti. Le persone possono uscire, si ricomincia a lavorare e sono stati riaperti anche i musei!

Cina post coronavirus: i musei sono stati riapertipinterest
Yifan Ding//Getty Images
Un museo di Shanghai dopo la riapertura

The Art Newspaper, infatti, racconta come il museo pubblico di arte contemporanea di Shanghai, il Power Station of Art (noto per aver ospitato la Biennale di Shanghai, ndr) è stato riaperto oggi, così come il Shanghai Museum. Entrambi erano stati chiusi a fine gennaio con le misure restrittive dovute al diffondersi del Covid-19. Nel frattempo in Corea del Sud il Museo Nazionale di Arte Moderna e Contemporanea prevede di riaprire tutte le sue quattro sedi il 23 marzo. In Giappone, invece, il Kyocera Museum of Art di Kyoto riaprirà al 4 aprile (dopo essere stato chiuso per lavori dal 2017), mentre Il Museo di Arte Contemporanea di Tokyo e il Toyota Municipal Museum of Art di Aichi prevedono di riaprire il 31 marzo.

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Tom Williams//Getty Images
La National Gallery of Art di Washington chiusa per la pandemia

La vita ritorna a scorrere, dunque, anche se a piccoli passi e non senza mille precauzioni. "Effettuiamo la disinfezione ogni giorno secondo i protocolli di sterilizzazione e tutto il personale di lavoro è stato addestrato in anticipo" racconta infatti un portavoce del Power Station of Art, "Abbiamo anche preparato un'area di quarantena temporanea su ogni piano in caso di emergenze". E non è finita qui: "Tutti i visitatori devono farsi misurare la temperatura", spiega, "oltre a presentare la carta d'identità e il codice sanitario registrato, prima di entrare". Insomma, ancora non si parla di una totale normalità: vanno rispettate le distanze di sicurezza e si cerca di evitare il sovraffollamento tramite le prenotazioni, però è un primo step. Diversi musei e gallerie di Shanghai rimangano ancora chiusi, ma sono molte le gallerie commerciali che hanno ripreso a funzionare. Un passo alla volta.

Quello che destabilizza è proprio vedere come attività banali siano improvvisamente diventate impensabili o comunque rischiose. Questo ci porta inevitabilmente a riflettere sulle nostre abitudini e sul bisogno di "normalità". Ci spinge a ripensare ai nostri luoghi di ritrovo come piazze, bar, musei, ai nostri modi di socializzare. Torneremo alla vita di tutti i giorni, ma ci sarà bisogno di molta pazienza. Nel frattempo prendiamoci cura della nostra umanità, dell'amore per l'arte, della voglia di cultura, di bellezza, di condivisione. Inventiamoci nuovi modi per mantenerli vivi. È in questo che si vedrà la nostra forza.

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