Quando, nel marzo 2019, il ciclone tropicale Idai ha colpito Mozambico, Zimbabwe e Malawi più di 400.000 persone hanno dovuto lasciare le loro case distrutte per rifugiarsi altrove. Nel 2020, milioni di persone sono state colpite dall'uragano Eta, in America centrale e nel Messico meridionale, uno dei peggiori disastri meteorologici nella regione negli ultimi due decenni. Quest'anno in India è stata registrata la temperatura più alta di sempre: 49°C con alti rischi per la salute della popolazione, specialmente nelle grandi città. Il cambiamento climatico non è qualcosa di astratto, incide sulla vita delle persone ed è sempre più evidente. Secondo l'UNHCR, Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, al mondo ci sono più di 20 milioni di rifugiati climatici.
Il termine "rifugiato climatico" in realtà non ha ancora una valenza a livello di diritto internazionale, quindi sarebbe più corretto parlare in generale di "persone sfollate nel contesto di disastri e cambiamenti climatici". Quello che è certo è che si tratta di un fenomeno in crescita a causa del global warming. Negli ultimi 30 anni, ad esempio, il numero di persone che vivono in zone costiere ad alto rischio di inondazione è aumentato da 160 milioni a 260 milioni e il 90% proviene da Paesi poveri e piccoli stati insulari. In Bangladesh si prevede che, entro il 2050, il 17% del Paese sarà sommerso dall'innalzamento del livello del mare e che 20 milioni di persone perderanno la propria casa.
L'UNHCR sottolinea che "oltre ai disastri improvvisi, il cambiamento climatico è tra le cause della carenza di cibo e acqua, nonché delle difficoltà di accesso alle risorse naturali". Milioni di persone vedono le loro terre inaridirsi, le temperature alzarsi o le loro case distrutte sempre più spesso da disastri naturali come inondazioni, alluvioni o uragani. Secondo l'Alto commissariato, il global warming generalmente crea sfollamenti interni prima di raggiungere un livello tale da costringere a superare i confini. Eppure ci sono sempre più persone costrette ad attraversare le frontiere nel contesto dei cambiamenti climatici e il diritto internazionale dovrebbe innanzitutto riconoscerle per contribuire a proteggerle.
Le leggi sui rifugiati al momento non si applicano a chi è costretto a spostarsi per delle emergenze climatiche e questo è un problema. Secondo l'UNHCR, nei prossimi anni sarà necessario ripensare alla definizione di "rifugiato" e "incorporare il concetto di protezione dei diritti umani nella pianificazione e nell'attuazione delle misure sui cambiamenti climatici". Oltre a questo sarà fondamentale implementare gli aiuti umanitari per accogliere e sostenere le persone sfollate, ma anche per organizzare tutte le operazioni di registrazione, documentazione, ricongiungimento familiare, fornitura di alloggi, igiene e nutrizione di base di chi ha dovuto lasciare la propria casa e spostarsi altrove. Ancora non se ne parla abbastanza - l'attenzione non è ancora alta, nonostante tutto - ma sarà questa la grande sfida dei prossimi decenni.